Valencia: cosa vedere

Prima di iniziare a visitare Valencia, guarda dove si trova. Davanti c’è il Mediterraneo. Alle spalle si estende una pianura fertile attraversata per secoli dal fiume Turia e da una rete di canali che ha trasformato questa terra in un grande giardino coltivato. Nel centro storico troverai strade strette, piazze, torri medievali, chiese e palazzi. Poco più in là, invece, il vecchio letto del Turia è diventato un lungo parco che attraversa la città e conduce fino alla futuristica Città delle Arti e delle Scienze. Valencia vive continuamente tra questi due estremi: l’acqua e la terra, il passato e il futuro, il Mediterraneo e l’entroterra. Per orientarti nella sua storia ti bastano quattro nomi. Il primo è Valentia. Nel 138 avanti Cristo i Romani fondano qui una colonia destinata ai soldati congedati dall’esercito. La chiamano Valentia, una parola legata all’idea di forza e coraggio. La città nasce su un’isola fluviale formata dal Turia, in una posizione facile da difendere e vicina al mare. Il suo centro si trovava nell’area dell’attuale Plaza de la Almoina, accanto alla Cattedrale. Sotto le strade moderne sono ancora visibili resti di edifici, terme e vie romane. La prima Valentia, però, ha una vita difficile. Nel 75 avanti Cristo viene distrutta durante una guerra civile romana e resta quasi abbandonata per decenni. In seguito rinasce e torna a prosperare. Dopo la caduta dell’Impero romano passa sotto il controllo dei Visigoti, ma è con l’arrivo dei musulmani che la città cambia profondamente. Il secondo nome è Balansiya. All’inizio dell’VIII secolo Valencia entra nel mondo islamico. La Valentia romana diventa Balansiya. Per circa cinque secoli cambiano la lingua, la religione, l’architettura e il modo di organizzare il territorio. Vengono costruite mura, porte, moschee, palazzi e giardini. Soprattutto, si sviluppa una complessa rete di canali per distribuire l’acqua del Turia nei campi. Queste canalizzazioni, chiamate acequias, trasformano la pianura intorno alla città nella fertile huerta valenciana. Qui si coltivano riso, agrumi, ortaggi e molte delle piante che ancora oggi fanno parte del paesaggio e della cucina locale. Anche il quartiere di Ruzafa conserva nel nome la memoria di quel periodo: deriva da una residenza di campagna fatta costruire fuori dalle mura da un principe musulmano. Balansiya diventa una città ricca, circondata da giardini e protetta da fortificazioni. Per un breve periodo, alla fine dell’XI secolo, viene conquistata dal condottiero castigliano Rodrigo Díaz de Vivar, conosciuto come El Cid. Dopo la sua morte torna sotto il dominio musulmano. Il terzo nome è Giacomo I d’Aragona, che qui sentirai chiamare Jaume I. Nel 1238 il sovrano conquista Valencia e pone fine al lungo periodo islamico. La città entra nella Corona d’Aragona, ma non diventa semplicemente una provincia aragonese. Jaume I crea il Regno di Valencia, con proprie leggi, istituzioni e privilegi. Le moschee vengono progressivamente trasformate in chiese e nuovi abitanti cristiani arrivano dalla Catalogna e dall’Aragona. È da questo incontro, spesso difficile e conflittuale, che nasce gran parte dell’identità valenciana. Ogni 9 ottobre la città ricorda ancora l’ingresso di Jaume I a Valencia. Ma la città musulmana non scompare del tutto. Rimane nel tracciato irregolare delle vie, nei resti delle mura, nei sistemi di irrigazione, nei nomi dei luoghi e nelle coltivazioni della huerta. Il quarto nome non è quello di un re. È una parola: seta. Tra il Quattrocento e il Cinquecento Valencia vive il suo secolo d’oro. Il porto la collega alle grandi rotte del Mediterraneo. Mercanti, artigiani e banchieri fanno circolare merci e denaro. La seta diventa una delle principali fonti di ricchezza della città. Il simbolo di questa potenza commerciale è la Lonja de la Seda. Non era un palazzo reale e neppure una chiesa. Era un luogo destinato ai commerci. Le sue colonne, le volte e le decorazioni trasformano però il mercato in qualcosa di monumentale, quasi in un tempio dedicato alla prosperità della città. La Lonja racconta una Valencia sicura di sé, ricca e capace di competere con le grandi città mercantili del Mediterraneo. Nello stesso periodo vengono costruiti o trasformati molti dei monumenti che vedrai nel centro storico: le Torres de Serranos, le Torres de Quart, il Miguelete e diversi palazzi e chiese. Valencia diventa anche un importante centro culturale. Qui viene stampato uno dei primi libri letterari della penisola iberica e la lingua valenciana vive una stagione di grande prestigio. Poi l’equilibrio cambia. Le rotte commerciali europee si spostano progressivamente dal Mediterraneo verso l’Atlantico. La città perde parte della propria centralità economica e attraversa periodi di crisi. Nel Seicento l’espulsione dei Moriscos, discendenti dei musulmani convertiti al cristianesimo, colpisce duramente molte zone agricole del Regno di Valencia. All’inizio del Settecento arriva un’altra frattura. Durante la guerra di successione spagnola Valencia sostiene il candidato asburgico contro Filippo di Borbone. Dopo la vittoria borbonica, Filippo V elimina le antiche leggi e istituzioni del Regno di Valencia. La città perde gran parte della propria autonomia politica. Nonostante questo, continua a crescere. Nell’Ottocento le mura medievali diventano troppo strette per una popolazione in aumento. Nel 1865 vengono abbattute quasi completamente. Restano in piedi soltanto due grandi porte: le Torres de Serranos e le Torres de Quart. Fuori dall’antico centro nascono nuovi quartieri, viali più larghi e mercati moderni. La città si espande verso il mare e verso la campagna. Tra Ottocento e Novecento l’agricoltura valenciana conosce una nuova prosperità grazie soprattutto all’esportazione degli agrumi. Arance e mandarini partono dal porto verso molti Paesi europei. La ricchezza della borghesia commerciale lascia il segno nell’architettura modernista. La Estación del Norte, il Mercado de Colón e il Mercado Central raccontano una città elegante, dinamica e profondamente legata al commercio. Il Novecento porta però nuove ferite. Durante la guerra civile spagnola Valencia diventa, per quasi un anno, capitale della Repubblica. Il governo si trasferisce qui da Madrid mentre la guerra si avvicina alla capitale. La città subisce bombardamenti e, con la vittoria di Franco nel 1939, entra in un lungo periodo di dittatura e repressione. Ma l’evento che cambia per sempre il suo volto arriva nel 1957. Dopo piogge violentissime, il Turia straripa. L’acqua invade strade, case e quartieri, causando distruzione e numerose vittime. La città decide allora di deviare il fiume a sud, lontano dal centro abitato. Nel vecchio letto del Turia si pensa inizialmente di costruire una grande strada. I cittadini si oppongono e chiedono che quello spazio venga restituito alla città. Nasce così il Jardín del Turia. Dove un tempo scorreva il fiume oggi ci sono alberi, giardini, piste ciclabili, campi sportivi e ponti che non attraversano più l’acqua, ma un parco. È uno dei luoghi che raccontano meglio il carattere di Valencia. La città non ha cancellato il fiume. Ne ha trasformato l’assenza in uno spazio nuovo. Alla fine del giardino sorge la Città delle Arti e delle Scienze. Le sue forme bianche e futuristiche sembrano lontanissime dalle torri medievali e dai vicoli del centro. In realtà raccontano la stessa ambizione che Valencia ha avuto molte volte nella sua storia: mostrarsi come una città aperta, moderna e rivolta verso il Mediterraneo. Anche le Fallas parlano di trasformazione. Ogni marzo enormi monumenti di legno, cartone e materiali diversi occupano le piazze. Per giorni vengono ammirati, giudicati e fotografati. Poi, nella notte del 19 marzo, vengono bruciati. È una festa spettacolare, ma anche un rito profondamente valenciano: costruire qualcosa con cura, guardarlo vivere e poi lasciarlo scomparire nel fuoco per ricominciare. Questa è la chiave per leggere Valencia. La Almoina racconta la città romana. I vicoli del centro, le acequias e Ruzafa conservano la memoria di Balansiya. La Cattedrale, le torri e le antiche istituzioni raccontano la città nata dopo la conquista di Jaume I. La Lonja e il Mercato Centrale parlano dei commerci, della seta e della ricchezza mediterranea. Il Jardín del Turia racconta una tragedia trasformata in opportunità. La Città delle Arti e delle Scienze mostra il desiderio di guardare avanti. Valencia non appartiene a una sola epoca. È una città romana, musulmana, cristiana, mercantile, agricola e moderna. Il mare l’ha aperta al mondo. Il Turia l’ha nutrita, ferita e infine ridisegnata. Ora hai la mappa. Il resto della storia è nelle sue strade.

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