BIOPARC Valencia

Parco faunistico / Famiglie · Parque de Cabecera – Jardín del Turia

BIOPARC Valencia

Il grande parco faunistico di Valencia, progettato secondo il principio della zoo-immersione. Barriere quasi invisibili e ambienti multispecie ricreano paesaggi africani, dalla savana al Madagascar.

Bioparc Valencia

Il Bioparc Valencia si trova all’estremità occidentale del Jardín del Turia, accanto al Parque de Cabecera.

La sua posizione crea quasi una continuità con il grande corridoio verde della città: il vecchio letto del fiume conduce progressivamente verso un paesaggio fatto di rocce, vegetazione, corsi d’acqua e ambienti ispirati al continente africano.

Il parco aprì il 29 febbraio 2008, sostituendo il vecchio zoo dei Jardines de Viveros, che per oltre quarant’anni aveva rappresentato il principale spazio zoologico di Valencia.

Il trasferimento non fu soltanto un cambio di sede.

Cambiò completamente il modo di mostrare gli animali e di costruire il rapporto con i visitatori.

Il Bioparc è stato infatti progettato secondo il principio della zoo-immersione.

Le tradizionali gabbie e le recinzioni visibili vengono sostituite, quando possibile, da fossati, dislivelli, corsi d’acqua, rocce e vegetazione. Le barriere restano naturalmente presenti, ma sono integrate nel paesaggio in modo da non dominare la vista.

Il risultato è una sensazione particolare.

Non sembra che gli animali siano stati collocati davanti al pubblico uno dopo l’altro. È il visitatore a muoversi all’interno di una successione di ambienti naturali ricostruiti.

Anche la profondità dello sguardo è studiata con attenzione.

Da uno stesso punto possono essere visibili più recinti e specie differenti, separate da barriere nascoste. Questa sovrapposizione crea l’impressione di osservare un unico grande paesaggio, simile a quello in cui animali diversi convivono in natura.

Il percorso attraversa quattro grandi aree: la savana africana, la foresta equatoriale, le zone umide africane e l’isola del Madagascar.

Nella savana, grandi spazi aperti ospitano specie che in natura condividono lo stesso territorio o ambienti compatibili. Giraffe, zebre, antilopi, rinoceronti ed elefanti vengono osservati all’interno di un paesaggio organizzato su diversi livelli.

La scena può sembrare spontanea, ma è il risultato di un progetto complesso.

Ogni specie deve disporre di ripari, zone d’ombra, spazi per allontanarsi dal pubblico e ambienti adatti ai propri comportamenti. La convivenza tra animali differenti viene inoltre studiata e controllata con attenzione.

La foresta equatoriale cambia completamente atmosfera.

La vegetazione diventa più fitta, la luce diminuisce e il percorso attraversa rocce, tronchi, acqua e spazi ispirati alle foreste dell’Africa centrale.

Qui vivono, tra gli altri, gorilla, scimpanzé, leopardi e diverse specie legate agli ambienti forestali.

La progettazione non cerca soltanto di riprodurre l’aspetto di una foresta.

Prova a ricrearne la struttura: la vita sulle chiome degli alberi, quella al livello del terreno e gli spazi più nascosti utilizzati dagli animali per riposare o sottrarsi alla vista.

Nell’area delle zone umide africane, il paesaggio è dominato dall’acqua.

Ippopotami, coccodrilli e numerose specie di pesci mostrano un ambiente in cui ciò che accade sotto la superficie è importante quanto ciò che avviene sulla terraferma.

Le grandi vetrate permettono di osservare gli ippopotami anche sott’acqua. Il loro corpo, che sulla terra appare pesante e poco agile, nell’acqua si muove con una leggerezza sorprendente.

L’isola del Madagascar racconta invece uno dei luoghi biologicamente più particolari del pianeta.

Separata dal continente africano per milioni di anni, l’isola ha sviluppato specie che non esistono in nessun’altra parte del mondo.

I lemuri sono l’immagine più riconoscibile di questa biodiversità. In alcuni momenti e secondo le condizioni del parco, è possibile attraversare uno spazio in cui si muovono con maggiore libertà, sempre rispettando le indicazioni del personale.

Il Bioparc ospita migliaia di animali appartenenti a numerose specie africane, molte delle quali minacciate.

La visita, però, non dovrebbe diventare una semplice gara per vedere il maggior numero possibile di animali.

Il principio del parco è osservare i comportamenti.

Un animale può essere nascosto, riposare all’ombra o scegliere una parte dell’habitat lontana dal pubblico. Non trovarlo immediatamente non significa necessariamente che il recinto sia vuoto: significa anche che dispone di uno spazio nel quale può sottrarsi allo sguardo.

Questo elemento distingue un habitat progettato per il benessere da una vetrina costruita soltanto per garantire una fotografia.

Il parco partecipa inoltre a programmi di riproduzione, ricerca e conservazione, collaborando con istituzioni zoologiche e progetti attivi direttamente nei territori d’origine delle specie.

Una parte del lavoro rimane invisibile al visitatore.

Comprende cure veterinarie, gestione delle nascite, studio dei comportamenti, scambio di informazioni tra strutture e sostegno a programmi destinati alla protezione degli habitat naturali.

Anche l’acqua utilizzata nel parco fa parte di un sistema progettato con attenzione.

Laghi, cascate, fiumi e zone umide vengono alimentati attraverso impianti che permettono di filtrare e riciclare l’acqua. Temperatura e caratteristiche devono essere adattate alle esigenze delle diverse specie.

Il Bioparc non è quindi semplicemente uno zoo reso più gradevole dalla vegetazione.

È un tentativo di modificare il punto di vista.

Gli animali non vengono presentati come oggetti isolati da osservare rapidamente. Vengono inseriti, per quanto possibile all’interno di una struttura urbana, in paesaggi che aiutano a comprendere il legame tra ogni specie e il proprio ambiente.

La visita comincia spesso con il desiderio di vedere elefanti, leoni, giraffe o lemuri.

Il suo significato più interessante emerge però quando si comprende che nessun animale esiste davvero da solo.

Esiste insieme al territorio, all’acqua, alla vegetazione e alle altre specie da cui dipende.

Curiosità

Il Bioparc aprì il 29 febbraio 2008, una data che compare sul calendario soltanto negli anni bisestili.

Alcuni animali arrivarono dal vecchio zoo dei Jardines de Viveros. Tra loro c’erano gli ippopotami Raff e Rigas, che i valenciani conoscevano già da molti anni.

Per una parte della città, quindi, l’apertura del Bioparc non rappresentò soltanto l’arrivo di un nuovo parco: fu anche il trasferimento di animali entrati nella memoria di diverse generazioni.

Informazioni pratiche

Bioparc Valencia

Il Bioparc Valencia si trova all’estremità occidentale del Jardín del Turia, accanto al Parque de Cabecera.

La sua posizione crea quasi una continuità con il grande corridoio verde della città: il vecchio letto del fiume conduce progressivamente verso un paesaggio fatto di rocce, vegetazione, corsi d’acqua e ambienti ispirati al continente africano.

Il parco aprì il 29 febbraio 2008, sostituendo il vecchio zoo dei Jardines de Viveros, che per oltre quarant’anni aveva rappresentato il principale spazio zoologico di Valencia.

Il trasferimento non fu soltanto un cambio di sede.

Cambiò completamente il modo di mostrare gli animali e di costruire il rapporto con i visitatori.

Il Bioparc è stato infatti progettato secondo il principio della zoo-immersione.

Le tradizionali gabbie e le recinzioni visibili vengono sostituite, quando possibile, da fossati, dislivelli, corsi d’acqua, rocce e vegetazione. Le barriere restano naturalmente presenti, ma sono integrate nel paesaggio in modo da non dominare la vista.

Il risultato è una sensazione particolare.

Non sembra che gli animali siano stati collocati davanti al pubblico uno dopo l’altro. È il visitatore a muoversi all’interno di una successione di ambienti naturali ricostruiti.

Anche la profondità dello sguardo è studiata con attenzione.

Da uno stesso punto possono essere visibili più recinti e specie differenti, separate da barriere nascoste. Questa sovrapposizione crea l’impressione di osservare un unico grande paesaggio, simile a quello in cui animali diversi convivono in natura.

Il percorso attraversa quattro grandi aree: la savana africana, la foresta equatoriale, le zone umide africane e l’isola del Madagascar.

Nella savana, grandi spazi aperti ospitano specie che in natura condividono lo stesso territorio o ambienti compatibili. Giraffe, zebre, antilopi, rinoceronti ed elefanti vengono osservati all’interno di un paesaggio organizzato su diversi livelli.

La scena può sembrare spontanea, ma è il risultato di un progetto complesso.

Ogni specie deve disporre di ripari, zone d’ombra, spazi per allontanarsi dal pubblico e ambienti adatti ai propri comportamenti. La convivenza tra animali differenti viene inoltre studiata e controllata con attenzione.

La foresta equatoriale cambia completamente atmosfera.

La vegetazione diventa più fitta, la luce diminuisce e il percorso attraversa rocce, tronchi, acqua e spazi ispirati alle foreste dell’Africa centrale.

Qui vivono, tra gli altri, gorilla, scimpanzé, leopardi e diverse specie legate agli ambienti forestali.

La progettazione non cerca soltanto di riprodurre l’aspetto di una foresta.

Prova a ricrearne la struttura: la vita sulle chiome degli alberi, quella al livello del terreno e gli spazi più nascosti utilizzati dagli animali per riposare o sottrarsi alla vista.

Nell’area delle zone umide africane, il paesaggio è dominato dall’acqua.

Ippopotami, coccodrilli e numerose specie di pesci mostrano un ambiente in cui ciò che accade sotto la superficie è importante quanto ciò che avviene sulla terraferma.

Le grandi vetrate permettono di osservare gli ippopotami anche sott’acqua. Il loro corpo, che sulla terra appare pesante e poco agile, nell’acqua si muove con una leggerezza sorprendente.

L’isola del Madagascar racconta invece uno dei luoghi biologicamente più particolari del pianeta.

Separata dal continente africano per milioni di anni, l’isola ha sviluppato specie che non esistono in nessun’altra parte del mondo.

I lemuri sono l’immagine più riconoscibile di questa biodiversità. In alcuni momenti e secondo le condizioni del parco, è possibile attraversare uno spazio in cui si muovono con maggiore libertà, sempre rispettando le indicazioni del personale.

Il Bioparc ospita migliaia di animali appartenenti a numerose specie africane, molte delle quali minacciate.

La visita, però, non dovrebbe diventare una semplice gara per vedere il maggior numero possibile di animali.

Il principio del parco è osservare i comportamenti.

Un animale può essere nascosto, riposare all’ombra o scegliere una parte dell’habitat lontana dal pubblico. Non trovarlo immediatamente non significa necessariamente che il recinto sia vuoto: significa anche che dispone di uno spazio nel quale può sottrarsi allo sguardo.

Questo elemento distingue un habitat progettato per il benessere da una vetrina costruita soltanto per garantire una fotografia.

Il parco partecipa inoltre a programmi di riproduzione, ricerca e conservazione, collaborando con istituzioni zoologiche e progetti attivi direttamente nei territori d’origine delle specie.

Una parte del lavoro rimane invisibile al visitatore.

Comprende cure veterinarie, gestione delle nascite, studio dei comportamenti, scambio di informazioni tra strutture e sostegno a programmi destinati alla protezione degli habitat naturali.

Anche l’acqua utilizzata nel parco fa parte di un sistema progettato con attenzione.

Laghi, cascate, fiumi e zone umide vengono alimentati attraverso impianti che permettono di filtrare e riciclare l’acqua. Temperatura e caratteristiche devono essere adattate alle esigenze delle diverse specie.

Il Bioparc non è quindi semplicemente uno zoo reso più gradevole dalla vegetazione.

È un tentativo di modificare il punto di vista.

Gli animali non vengono presentati come oggetti isolati da osservare rapidamente. Vengono inseriti, per quanto possibile all’interno di una struttura urbana, in paesaggi che aiutano a comprendere il legame tra ogni specie e il proprio ambiente.

La visita comincia spesso con il desiderio di vedere elefanti, leoni, giraffe o lemuri.

Il suo significato più interessante emerge però quando si comprende che nessun animale esiste davvero da solo.

Esiste insieme al territorio, all’acqua, alla vegetazione e alle altre specie da cui dipende.

Lo sapevi?

Il Bioparc aprì il 29 febbraio 2008, una data che compare sul calendario soltanto negli anni bisestili.

Alcuni animali arrivarono dal vecchio zoo dei Jardines de Viveros. Tra loro c’erano gli ippopotami Raff e Rigas, che i valenciani conoscevano già da molti anni.

Per una parte della città, quindi, l’apertura del Bioparc non rappresentò soltanto l’arrivo di un nuovo parco: fu anche il trasferimento di animali entrati nella memoria di diverse generazioni.

Dove si trova

Avenida Pío Baroja, 3, 46015 València, Spagna

Coordinate: 39.4781, -0.4074

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