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Chiesa · Città vecchia
Chiesa dei Santos Juanes
La **Chiesa dei Santos Juanes**, affacciata su Plaza del Mercado, conserva una struttura gotica medievale nascosta sotto una spettacolare trasformazione barocca. Fondata dopo la conquista cristiana del 1238, fu quasi completamente ricostruita dopo l’incendio del 1592. All’esterno appare come un enorme retablo di pietra rivolto verso il mercato; all’interno, le statue bianche di Giacomo e delle dodici tribù d’Israele accompagnano lo sguardo verso la grande volta dipinta da Antonio Palomino. Gravemente danneggiata da un nuovo incendio nel 1936, la chiesa è tornata pienamente visibile nel 2025 dopo uno dei più importanti restauri realizzati recentemente a Valencia.
La chiesa nata nel mercato
Fermati in Plaza del Mercado e osserva l’edificio che si trova tra il Mercado Central e la Lonja de la Seda.
È la Chiesa dei Santos Juanes, conosciuta anche come Real Parroquia de los Santos Juanes o San Juan del Mercado.
La posizione racconta già una parte della sua storia.
Per secoli questa piazza fu uno dei luoghi più animati di Valencia: vi arrivavano commercianti, artigiani, venditori ambulanti, carri carichi di merci e persone provenienti dalle campagne.
La chiesa sorgeva nel cuore di quel movimento, come presenza religiosa permanente dentro il principale spazio commerciale della città.
La Lonja rappresentava i grandi contratti e il potere dei mercanti.
Il mercato rappresentava gli scambi quotidiani.
La chiesa accompagnava invece la vita spirituale, le feste, le paure e le devozioni delle persone che lavoravano nella piazza.
Due santi con lo stesso nome
La parrocchia venne fondata poco dopo la conquista di Valencia da parte di Giacomo I d’Aragona, nel 1238, sul luogo in cui si trovava un precedente edificio islamico.
La dedicazione riunisce due santi chiamati Giovanni.
Il primo è san Giovanni Battista, il profeta che annunciò l’arrivo di Cristo e lo battezzò nelle acque del Giordano.
Il secondo è san Giovanni Evangelista, uno degli apostoli e figura tradizionalmente associata al quarto Vangelo.
Entrambi compaiono ancora sulla parte superiore della facciata rivolta verso il mercato, ai lati della torre dell’orologio.
Uno scheletro gotico
La chiesa medievale venne costruita e ampliata tra il Duecento e il Quattrocento secondo il linguaggio del gotico valenciano.
Di quella fase rimangono la grande navata unica, le cappelle laterali disposte tra i contrafforti e alcuni elementi visibili soprattutto sul lato opposto rispetto a Plaza del Mercado.
Il dettaglio più riconoscibile è il grande rosone murato conosciuto come l’O de Sant Joan, la “O di San Giovanni”.
Osserva il gigantesco cerchio inserito nella muratura.
Oggi è completamente chiuso, ma in origine era una grande finestra gotica che permetteva alla luce di entrare nella chiesa.
La sua presenza rivela che l’edificio che osserviamo non nacque con l’aspetto barocco attuale.
Sotto le decorazioni, gli stucchi e le trasformazioni successive continua a esistere una chiesa medievale.
Lo scheletro è gotico.
La veste è barocca.
L’incendio del 1592
Nel 1592 un grave incendio danneggiò profondamente l’edificio.
La ricostruzione proseguì durante il Seicento e il Settecento e trasformò progressivamente la vecchia parrocchia gotica in uno dei più ambiziosi complessi barocchi di Valencia.
La chiesa non venne demolita e costruita da capo.
La struttura medievale fu conservata e rivestita con una nuova architettura scenografica fatta di pittura, scultura, stucchi e dorature.
Il risultato è importante proprio perché permette di leggere due epoche contemporaneamente.
Dall’esterno sopravvivono ancora elementi gotici.
All’interno, invece, il Barocco cerca di cancellare ogni sensazione di peso e di rigidità, trasformando pareti e volta in un’unica visione continua.
Il grande retablo di pietra
Raggiungi il lato rivolto verso Plaza del Mercado.
La facciata appare molto più larga di quella di una normale chiesa ed è concepita come un enorme retablo di pietra.
Colonne, nicchie, statue, balaustre e decorazioni costruiscono una scenografia rivolta direttamente verso la piazza.
Al centro si trova la figura della Vergine del Rosario.
Più in alto si alza la torre dell’orologio, affiancata dalle immagini dei due santi Giovanni e conclusa da un piccolo campanile triangolare.
Sulla sommità compare una banderuola metallica a forma di aquila, conosciuta come el Pardal de Sant Joan, l’Uccello di San Giovanni.
Il suo significato religioso è legato all’aquila, simbolo tradizionale di san Giovanni Evangelista. La cultura popolare valenciana gli ha però attribuito anche una leggenda molto più oscura, raccontata nella sezione dedicata alle curiosità.
Les Covetes de Sant Joan
Alla base della grande terrazza si aprono les Covetes de Sant Joan.
Sono diciannove piccoli ambienti seminterrati costruiti all’inizio del Settecento, durante la trasformazione barocca della chiesa.
La loro funzione era doppia.
Da una parte sostenevano la terrazza e compensavano il dislivello della piazza.
Dall’altra offrivano minuscoli spazi commerciali in uno dei punti più frequentati della città.
Nel tempo ospitarono rigattieri, venditori di oggetti usati, artigiani e attività molto modeste.
La loro presenza rende visibile lo stretto rapporto tra la chiesa e il mercato.
Sopra si svolgevano le celebrazioni religiose.
Sotto continuavano gli scambi, le contrattazioni e il piccolo commercio quotidiano.
Dopo decenni di chiusura e degrado, le Covetes sono attualmente interessate da un progetto di recupero che punta a restituire loro una funzione commerciale legata all’artigianato e alla cultura.
Entra e guarda verso l’alto
Entrando, la prima impressione è molto diversa da quella offerta dall’esterno.
La struttura gotica non è scomparsa, ma è quasi interamente avvolta dalla trasformazione barocca.
Lungo la navata si trovano tredici grandi statue in stucco realizzate da Giacomo Bertesi.
Rappresentano Giacomo e i suoi dodici figli, considerati nella tradizione biblica i capostipiti delle dodici tribù d’Israele.
Il colore molto chiaro ha dato origine al soprannome popolare di els blancs, “i bianchi”.
Le figure non sono isolate come statue collocate successivamente dentro la chiesa.
Fanno parte di una scenografia complessiva nella quale scultura, architettura e pittura devono apparire come un’unica opera.
Disposte lungo le pareti, accompagnano lo sguardo verso l’altare e fanno sembrare la navata popolata da una corte monumentale.
Il cielo di Antonio Palomino
Ora alza lo sguardo verso la volta.
Alla fine del Seicento, il pittore Antonio Palomino progettò qui uno dei più vasti cicli murali della propria carriera.
Non immaginò il soffitto come una serie di quadri separati.
Costruì un unico grande cielo dipinto, ispirato all’Apocalisse di san Giovanni.
Figure sacre, angeli, santi e architetture immaginarie sembravano proseguire oltre i limiti reali della volta.
Al centro appariva la Gerusalemme celeste, mentre da un lato san Michele combatteva contro il drago e, dall’altro, san Vincenzo Ferrer partecipava alla grande visione del trionfo della Chiesa.
Pittura, stucchi, dorature e statue erano progettati per fondersi.
Le cornici reali continuavano dentro quelle dipinte.
Le figure sembravano affacciarsi dagli spazi architettonici.
Il soffitto non doveva essere percepito come una superficie chiusa, ma come un’apertura verso un mondo celeste.
Il secondo incendio
Nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 1936, durante i primi giorni della Guerra civile spagnola, un incendio devastò nuovamente la chiesa.
Altari, arredi e decorazioni andarono distrutti o subirono danni gravissimi.
Il calore, il fumo e l’acqua utilizzata per spegnere il fuoco alterarono profondamente anche gli affreschi di Palomino.
Intere parti scomparvero.
Altre rimasero annerite, deformate o quasi impossibili da leggere.
A metà del Novecento, numerosi frammenti superstiti vennero staccati dalla volta e trasferiti su pannelli di legno. L’intervento aveva lo scopo di salvarli, ma l’utilizzo di supporti, colle e materiali oggi considerati inadatti provocò nuovi problemi di conservazione.
Per decenni la volta apparve incompleta, scura e frammentata.
Chi entrava non vedeva più il grande cielo barocco immaginato da Palomino, ma ciò che era rimasto dopo il fuoco e dopo difficili tentativi di recupero.
Una ricostruzione che non finge
Il grande restauro iniziato nel 2021 e concluso nel 2025 ha interessato l’architettura, le facciate, le cappelle, le statue, gli stucchi, le dorature e soprattutto i dipinti della volta.
I frammenti originali sono stati puliti, consolidati e separati dai vecchi pannelli di legno.
Sono stati poi collocati su nuovi supporti più leggeri e stabili, realizzati con fibra di carbonio e alluminio.
Ma una parte importante delle pitture era ormai perduta.
I restauratori non potevano semplicemente ridipingerla facendo finta che l’incendio non fosse mai avvenuto.
Per recuperare la leggibilità dell’insieme sono state utilizzate fotografie storiche scattate prima del 1936, descrizioni lasciate dallo stesso Palomino e ricostruzioni digitali.
Le immagini mancanti sono state integrate in modo riconoscibile e rispettoso, permettendo ai frammenti autentici di convivere con la memoria documentata di ciò che non esiste più.
Quella che osservi non è quindi una volta barocca miracolosamente sopravvissuta intatta.
È un’opera ricomposta attraverso le parti originali, le fotografie, la tecnologia e oltre trent’anni di ricerca.
BARROC Immersive
La parte più difficile da recuperare era quella dell’abside, completamente distrutta dall’incendio.
Qui non esistevano frammenti sufficienti da ricollocare.
È stato quindi creato BARROC Immersive, un videomapping che proietta sulle superfici le immagini ricostruite delle pitture perdute, accompagnandole con luce, racconto e musica.
La proiezione non vuole sostituire l’opera originale e neppure fingere che si tratti di un affresco autentico.
Rende visibile per alcuni minuti ciò che un tempo completava il programma decorativo della chiesa, senza dipingere permanentemente sulle pareti e senza alterare il monumento.
La proiezione dura circa quindici minuti e attraversa quattro momenti: gli incendi, la nascita dell’edificio gotico, la sua trasformazione barocca e il grande cielo immaginato da Palomino.
Una chiesa fatta di sopravvivenze
La Chiesa dei Santos Juanes non deve essere osservata cercando un’opera perfettamente conservata.
Il suo valore sta proprio nella capacità di mostrare le proprie trasformazioni.
Il grande rosone murato conserva la memoria della chiesa gotica.
La facciata rivolta verso il mercato racconta l’ambizione del Barocco.
Le statue bianche e la volta di Palomino mostrano il tentativo di trasformare l’interno in una visione celeste.
Le lacune e le ricostruzioni ricordano l’incendio del 1936.
Il restauro contemporaneo permette a tutte queste epoche di essere nuovamente comprese senza cancellare ciò che è accaduto.
La Lonja, il Mercato Centrale e la chiesa formano insieme il grande triangolo commerciale di Plaza del Mercado.
Ma i Santos Juanes aggiungono a questo spazio qualcosa che gli altri edifici non raccontano.
Mostrano che una città non è fatta soltanto di ciò che costruisce.
È fatta anche di ciò che perde, di ciò che riesce a salvare e del modo in cui decide di conservarne la memoria.
Curiosità
Il Pardal e i bambini abbandonati
Alza lo sguardo verso la torre dell’orologio.
Sulla sommità si trova una banderuola a forma di aquila, simbolo tradizionale di san Giovanni Evangelista e conosciuta dai valenciani come el Pardal de Sant Joan, l’Uccello di San Giovanni.
Una leggenda popolare racconta che, nei periodi di maggiore povertà, alcuni genitori conducessero qui i propri figli.
Indicavano l’uccello sopra la torre e chiedevano loro di alzare lo sguardo.
Mentre i bambini cercavano di individuarlo, gli adulti si allontanavano, abbandonandoli nella piazza con la speranza che qualcuno li accogliesse o che trovassero lavoro nelle piccole botteghe situate sotto la chiesa.
Non esistono prove che questa scena si ripetesse realmente nel modo preciso descritto dalla leggenda.
Il racconto conserva però la memoria di un ambiente nel quale commercio, povertà, lavoro infantile e marginalità convivevano a pochi metri dai grandi monumenti della città.
La stessa piazza nella quale i mercanti della Lonja concludevano affari importanti era frequentata anche da rigattieri, venditori poveri e famiglie prive di qualunque protezione.
El Pardal de Sant Joan non è quindi soltanto una curiosa banderuola.
Nella memoria popolare è diventato il testimone silenzioso della parte più fragile della vita del mercato.
Informazioni pratiche
Orari della visita culturale
Da ottobre a giugno
- Lunedì, martedì, giovedì e venerdì: 9:30–18:30
- Mercoledì e domenica: 13:30–19:00
- Sabato: 9:30–18:00
Da luglio a settembre
- Lunedì, martedì, giovedì e venerdì: 10:00–19:00
- Mercoledì e domenica: 13:30–19:00
- Sabato: 10:00–19:00
L’ultimo ingresso è consentito circa 30 minuti prima della chiusura.
Gli orari possono cambiare in occasione delle celebrazioni religiose. Prima della visita è consigliabile controllare il calendario ufficiale.
Biglietti
Sono disponibili:
- biglietto generale;
- biglietto ridotto per studenti fino a 25 anni, pensionati, persone disoccupate, persone con disabilità e famiglie numerose;
- ingresso gratuito per bambini sotto i 12 anni, guide turistiche ufficiali e membri ICOM, presentando l’eventuale documentazione richiesta.
Le tariffe aggiornate vengono mostrate nel sistema ufficiale al momento della prenotazione.
Il biglietto della visita libera comprende:
- audioguida multimediale disponibile in sette lingue;
- accesso agli ambienti aperti al pubblico;
- esperienza BARROC Immersive.
È disponibile anche un biglietto combinato con la Chiesa di San Nicolás e il Centro de Arte Hortensia Herrero, utilizzabile entro cinque giorni dalla data selezionata.
BARROC Immersive
La proiezione dura circa 15 minuti.
I passaggi si svolgono normalmente ogni ora, iniziando alla mezz’ora. Gli orari precisi disponibili devono essere controllati durante la prenotazione.
È consigliabile arrivare almeno 10–15 minuti prima della sessione scelta.
Visite guidate
È normalmente prevista una visita quotidiana con guida specializzata alle 12:30.
La disponibilità può variare in occasione delle celebrazioni o di eventi particolari.
Luogo di culto
La chiesa continua a svolgere una regolare attività parrocchiale.
Durante la visita:
- mantieni un tono di voce basso;
- utilizza gli auricolari per ascoltare l’audioguida;
- non attraversare gli spazi riservati alle celebrazioni;
- rispetta eventuali limitazioni alle fotografie;
- segui le indicazioni del personale durante le proiezioni.
Les Covetes de Sant Joan
I piccoli locali situati sotto la terrazza della chiesa sono interessati da lavori di recupero.
Non considerarli attualmente come botteghe normalmente visitabili: accessi, impalcature e visibilità possono cambiare durante il cantiere.
Durata consigliata
- Osservazione esterna e audioguida: circa 15 minuti
- Visita interna: circa 30–40 minuti
- BARROC Immersive: circa 15 minuti
- Esperienza completa: prevedere complessivamente 60–75 minuti
Dove si trova
Plaça del Mercat, s/n, 46001 València, Spagna
Coordinate: 39.47444, -0.37848
