Torino: cosa vedere

Prima di cominciare, cerca il profilo delle Alpi oltre i tetti. A Torino non è uno sfondo casuale: quelle montagne spiegano perché una città sia nata proprio qui, nel punto in cui le strade della pianura incontravano le vie dirette ai valichi verso la Gallia e l’Europa. Prima dei Romani, questo territorio era abitato dai Taurini. Gli studiosi discutono ancora sulla loro precisa origine, probabilmente legata al mondo celto-ligure, e perfino il rapporto tra il loro nome e quello di Torino non è del tutto chiarito. La città che ha lasciato l’impronta più evidente, però, nacque in età augustea, verso la fine del primo secolo avanti Cristo. Si chiamava Augusta Taurinorum ed era una colonia costruita secondo un disegno regolare, con strade che si incrociavano ad angolo retto e isolati ordinati. Quel tracciato romano non è scomparso. Via Garibaldi segue ancora l’antico asse principale e la Porta Palatina conserva uno degli ingressi della città. Anche quando incontrerai piazze barocche, palazzi reali e caffè ottocenteschi, sotto i tuoi passi continuerà quindi a esserci la stessa scacchiera impostata duemila anni fa. Per molti secoli Torino rimase una città relativamente raccolta. Il cambiamento decisivo arrivò con i Savoia, una dinastia nata sul versante occidentale delle Alpi e abituata a governare territori distribuiti tra aree oggi francesi e italiane. Nel sedicesimo secolo il loro Stato era stato occupato in gran parte dalla Francia. Emanuele Filiberto riuscì a recuperarlo dopo anni trascorsi al servizio dell’imperatore e del re di Spagna, distinguendosi nella guerra contro i francesi. Nel millecinquecentosessantatré trasferì la capitale da Chambéry a Torino. Non fu una scelta decorativa. Emanuele Filiberto voleva una capitale più vicina agli interessi italiani della dinastia e abbastanza solida da essere difesa. Fece costruire una grande cittadella e concentrò qui corte, amministrazione ed esercito. Da quel momento Torino cominciò a essere progettata come la rappresentazione visibile del potere sabaudo. La geometria romana venne prolungata nelle nuove strade, mentre piazze e portici organizzarono il percorso verso il Palazzo Reale. Architetti come Guarino Guarini e Filippo Juvarra non si limitarono ad abbellire la capitale. Guarini, religioso e matematico, usò la geometria per creare cupole che sembrano moltiplicarsi verso l’alto. Juvarra lavorò invece per Vittorio Amedeo secondo, quando i Savoia avevano ormai ottenuto il titolo regio, e diede alla città e alle residenze circostanti una scala adatta a una corte europea. La Reggia di Venaria, Superga, Palazzo Madama e le sale dei Musei Reali appartengono a questo stesso progetto politico. Ma come aveva conquistato tanto peso una dinastia stretta fra potenze più grandi? Un passaggio fondamentale fu l’assedio di Torino del millesettecentosei, durante la Guerra di successione spagnola. L’esercito francese circondò la città per mesi e cercò di penetrare nella cittadella anche attraverso le gallerie sotterranee. Nella notte tra il ventinove e il trenta agosto, alcuni granatieri francesi riuscirono a entrare in uno dei cunicoli. A difendere una scala c’era Pietro Micca, un giovane minatore dell’esercito sabaudo. Micca allontanò il compagno che era con lui e accese una carica già predisposta. Per fermare i francesi prima che abbattessero la porta dovette usare una miccia molto corta. L’esplosione fece crollare il passaggio, uccise gli assalitori e travolse anche lui. L’episodio è documentato, ma nell’Ottocento il racconto fu ingrandito fino a trasformare una piccola azione sotterranea nella salvezza immediata dell’intera città. Il suo gesto non concluse da solo l’assedio; impedì però un’incursione pericolosa. Pochi giorni dopo le forze guidate dal principe Eugenio di Savoia e da Vittorio Amedeo secondo sconfissero i francesi. La Basilica di Superga ricorda il voto pronunciato dal duca durante quei giorni. Torino attraversò poi l’occupazione napoleonica e il ritorno dei Savoia, ma nell’Ottocento il centro della sua storia cambiò ancora. Palazzo Carignano ospitò il Parlamento subalpino e lo Statuto Albertino del milleottocentoquarantotto aprì la monarchia a un sistema costituzionale. Camillo Benso conte di Cavour comprese che il Regno di Sardegna non poteva unificare l’Italia contando soltanto sulle armi. Modernizzò l’economia, cercò alleanze internazionali e portò la questione italiana nei rapporti fra le grandi potenze europee. Nel milleottocentosessantuno Torino divenne la prima capitale del Regno d’Italia e lo rimase fino al milleottocentosessantacinque. La decisione di trasferire la capitale a Firenze provocò proteste che nel settembre del milleottocentosessantaquattro furono represse nel sangue. Per la città fu una perdita politica ed economica, ma anche l’inizio di una nuova trasformazione. Nel milleottocentonovantanove nacque la Fabbrica Italiana Automobili Torino, presto conosciuta come Fiat. Il Lingotto e poi Mirafiori cambiarono dimensioni, quartieri e popolazione della città. Nel secondo dopoguerra arrivarono centinaia di migliaia di persone, soprattutto dal Mezzogiorno, attirate dal lavoro industriale. Torino divenne così un laboratorio di produzione, immigrazione, conflitto sociale e nuove identità. La fabbrica ebbe anche un ruolo politico. Durante la Seconda guerra mondiale Torino fu colpita duramente dai bombardamenti perché era uno dei principali centri industriali italiani. Nel marzo del millenovecentoquarantatré gli operai torinesi scioperarono per il pane, i salari e la fine della guerra; la protesta si estese poi ad altre città del Nord e contribuì a incrinare il regime fascista. Dopo l’occupazione tedesca, fabbriche, quartieri e montagne vicine divennero parte della Resistenza fino alla Liberazione. Quando la grande industria entrò in crisi, a partire dagli anni Ottanta, Torino dovette reinventarsi ancora. Ex fabbriche furono trasformate, i musei assunsero un ruolo nuovo e le Olimpiadi invernali del duemilasei accelerarono infrastrutture e apertura internazionale. L’automobile resta parte della sua identità, ma oggi convive con università, ricerca, cinema, arte e turismo. Tornando alle strade, il carattere di Torino si legge proprio nella continuità tra queste trasformazioni. La griglia romana sostiene la capitale barocca; i palazzi dei Savoia conducono ai luoghi in cui nacque il nuovo Stato; le fabbriche raccontano guerre, migrazioni e diritti conquistati. Le Alpi restano sullo sfondo, ma Torino non è più una città di confine: è una città che ha imparato più volte a cambiare funzione senza cancellare la forma ricevuta dal passato.

Tutti i luoghi da visitare

Viaggiando Insieme