
Foto: FrDr — CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
Reggia
Reggia di Venaria
La Reggia di Venaria nacque dal 1658 come centro di una vasta residenza di caccia voluta da Carlo Emanuele II di Savoia. Amedeo di Castellamonte progettò un asse che univa borgo, palazzo, giardini e boschi. Michelangelo Garove, Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri ampliarono il complesso fra Seicento e Settecento. Dopo l’occupazione francese, la reggia divenne una caserma e subì spoliazioni e abbandono. Restaurata fra il 1999 e il 2007, appartiene al sito UNESCO delle Residenze Sabaude.
Una città per la caccia di corte
Nel Seicento i Savoia governavano un ducato posto fra Francia e penisola italiana. La corte usava architettura, cerimonie e caccia per affermare il proprio rango fra le dinastie europee. Carlo Emanuele II scelse il territorio di Altessano Superiore, vicino ai boschi ricchi di selvaggina, per creare una nuova residenza.
Dal 1658 Amedeo di Castellamonte progettò un insieme che comprendeva palazzo, giardini, scuderie, servizi e un borgo destinato ad accogliere chi lavorava per la corte. L’asse principale attraversava l’abitato, la Sala di Diana, la Fontana d’Ercole e arrivava al Tempio di Diana nel parco. Il nome Venaria deriva proprio dalla funzione venatoria.
Tre architetti per una corte diventata regno
Dal 1699 Michelangelo Garove ampliò la residenza per Vittorio Amedeo II. Il duca cercava un linguaggio più aggiornato e vicino alle grandi corti francesi. Fece ridisegnare i giardini e demolire parti del progetto precedente, compresi il Tempio di Diana e l’antica Fontana d’Ercole.
Dopo la morte di Garove, nel 1716 Filippo Juvarra ricevette l’incarico di trasformare il complesso per una dinastia che aveva appena ottenuto il titolo regio. Creò la Galleria Grande, la Cappella di Sant’Uberto, la Citroniera e la Scuderia Grande. Benedetto Alfieri proseguì il cantiere dal 1739, collegando corpi costruiti in epoche diverse e aggiungendo nuovi spazi di servizio.
La Galleria Grande
La Galleria Grande è lunga circa 80 metri, larga 12 e alta quasi 15. Le grandi finestre e le aperture ovali riversano luce sulle pareti bianche, sugli stucchi e sul disegno del pavimento. Juvarra non la concepì come corridoio, ma come ambiente di rappresentanza per passeggiare, incontrare la corte e mostrare il potere della dinastia.
Se decidi di entrare, osserva come le finestre opposte aprano contemporaneamente la vista verso i giardini e la corte. Nella Cappella di Sant’Uberto, invece, Juvarra dovette risolvere uno spazio irregolare: usò colonne, tribune e luce per suggerire una pianta centrale anche dove la geometria dell’edificio non la consentiva pienamente.
Dalla reggia alla caserma
Nel 1798, con l’occupazione francese del Piemonte, la corte lasciò Venaria. Il complesso perse la sua funzione dinastica e fu trasformato per usi militari. Sale e gallerie accolsero soldati, cavalli e depositi; i giardini diventarono campi d’esercitazione e pascolo.
Durante l’Ottocento e il Novecento adattamenti, spoliazioni e mancanza di manutenzione cancellarono molte decorazioni. Quando i militari abbandonarono definitivamente la reggia, infiltrazioni, vegetazione e vandalismi aggravarono il degrado.
Il recupero contemporaneo
Nel 1997 Venaria entrò nel sito UNESCO delle Residenze Sabaude. Dal 1999 cominciò un vasto intervento su circa 100.000 metri quadrati di edifici e 80 ettari di giardini. Restauratori, architetti, archeologi e paesaggisti ricostruirono rapporti spaziali documentati senza fingere che ogni parte originale fosse sopravvissuta.
La reggia riaprì nel 2007 come complesso culturale. Oggi ospita il percorso storico, mostre, giardini ricreati, la Fontana d’Ercole recuperata e opere contemporanee. La trasformazione non cancella gli usi militari: li considera una fase decisiva della storia dell’edificio.
Legami con le altre residenze
Venaria faceva parte della Corona di delizie, la rete di palazzi e luoghi di svago dei Savoia intorno alla capitale. Villa della Regina racconta una versione più raccolta e agricola dello stesso sistema. Nei Musei Reali di Torino si trova invece un frammento sorprendente della storia di Venaria: parte dell’antico pavimento della Galleria Grande fu trasferita nell’attuale Armeria Reale.
Curiosità
Il pavimento che finì a Torino
Durante l’occupazione francese il prezioso pavimento della Galleria Grande fu smontato. Una parte dei materiali venne riutilizzata a Torino nella Galleria del Beaumont, oggi compresa nell’Armeria Reale dei Musei Reali.
Il pavimento che si vede oggi a Venaria non viene quindi presentato come l’originale rimasto intatto. Fu realizzato durante il restauro novecentesco riprendendo il disegno documentato di Filippo Juvarra. La vicenda lega fisicamente due residenze sabaude e mostra che una spoliazione può lasciare tracce in luoghi differenti.
Informazioni pratiche
- Apertura ordinaria: da martedì a domenica e festivi dalle 9:30 alle 18:00; lunedì chiuso salvo aperture straordinarie. Gli orari di giardini, mostre e aperture serali possono variare con la stagione.
- Biglietti: Reggia e Giardini €18; soli Giardini €6; biglietto Tutto in una Reggia, comprensivo delle mostre in corso, €25. Sono previste riduzioni e gratuità per età e categorie indicate sul sito ufficiale.
- Prenotazione: acquisto online con giorno e fascia oraria consigliato, soprattutto nei fine settimana e nei periodi di alta affluenza.
- Accessibilità: Reggia e spazi espositivi principali sono privi di barriere; sono disponibili sedie a rotelle. Nei giardini i percorsi principali sono accessibili e sono previsti ausili elettrici su disponibilità.
- Se sei in auto: usa il Park A Castellamonte o il Park B Carlo Emanuele II. Sono aperti tutti i giorni 6:30–23:00; tariffa auto €1,50 l’ora, dalla quinta ora €1 l’ora.
Dove si trova
Piazza della Repubblica 4, 10078 Venaria Reale TO, Italia
Coordinate: 45.13682, 7.619768
