
Foto: Geobia — CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
Santuario
Santuario della Consolata
Il Santuario della Consolata è il principale luogo di devozione mariana di Torino e occupa un sito religioso documentato dal decimo secolo, accanto alle antiche mura romane. Il campanile romanico apparteneva alla chiesa di Sant’Andrea; l’interno attuale nacque invece da successive trasformazioni di Guarino Guarini, Antonio Bertola, Filippo Juvarra, Carlo Ceppi e Antonio Vandone. Al centro del santuario si conserva l’icona della Madonna col Bambino venerata come patrona della città. La pianta, composta da spazi ellittici, esagonali e ovali, rivela la crescita dell’edificio attorno al culto, mentre ex voto e memorie degli assedi mostrano il legame continuo con la storia torinese.
Prima del santuario: Sant’Andrea presso le mura
Il santuario sorge sul margine nord-occidentale dell’antica Augusta Taurinorum, in un punto nel quale sono state riconosciute tracce delle mura e di una torre angolare romana. Qui esisteva una chiesa dedicata a Sant’Andrea, documentata già nel decimo secolo. La Cronaca della Novalesa racconta che alcuni monaci benedettini, fuggiti dalle incursioni saracene all’inizio del decimo secolo, trovarono rifugio a Torino e si stabilirono presso la chiesa.
Tra il decimo e l’undicesimo secolo l’edificio fu ricostruito dal monaco Bruningo per iniziativa di Gezone, abate di Breme. Della chiesa medievale resta soprattutto il campanile romanico, alto circa quaranta metri e realizzato anche con materiali di recupero. Il restauro concluso nel 1940 eliminò aggiunte ottocentesche e gli restituì un aspetto ritenuto più vicino a quello originario.
Il cieco di Briançon e la nascita del culto
Secondo la tradizione, un giovane cieco proveniente da Briançon ebbe una visione nella quale la Vergine gli indicava un’antica immagine perduta presso la chiesa di Sant’Andrea. Il giovane raggiunse Torino, chiese che si scavasse tra le strutture della chiesa e partecipò al ritrovamento dell’effigie. In quel momento avrebbe riacquistato la vista. Il racconto viene collocato tradizionalmente il 20 giugno 1104 e spiega sia la crescita dei pellegrinaggi sia la data della festa annuale.
Non esistono prove che permettano di considerare storico il miracolo o di identificare l’immagine ritrovata. L’icona oggi esposta sopra l’altare è un’opera tardomedievale collegata al modello della Madonna della chiesa romana di Santa Maria del Popolo. Le fonti del santuario la mettono in relazione con il cardinale Domenico della Rovere, che alla fine del Quattrocento promosse anche la costruzione del Duomo di Torino.
Guarini trasforma la chiesa attorno all’icona
Con l’aumento dei pellegrini, la cappella mariana divenne più importante della vecchia chiesa di Sant’Andrea. Nel 1678 la reggente Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours affidò a Guarino Guarini una trasformazione radicale. L’architetto teatino convertì le navate medievali in un’aula ellittica e progettò verso nord un ambiente esagonale destinato alla venerazione dell’icona.
Guarini morì prima della conclusione dei lavori. Antonio Bertola portò a termine il cantiere nel 1703, modificando anche i sostegni della cupola per renderli più robusti. Nel 1729 Filippo Juvarra aggiunse un presbiterio ovale, l’altare maggiore e una lanterna capace di illuminare meglio l’immagine. La successione di ellisse, esagono e ovale non segue quindi una pianta tradizionale: mostra come l’edificio sia stato riorganizzato per condurre l’attenzione verso la Madonna.
L’assedio del 1706 e la patrona di Torino
Durante l’assedio franco-spagnolo del 1706 il santuario si trovava vicino al tratto di mura maggiormente esposto al fuoco. I torinesi continuarono a riunirsi davanti all’icona, mentre il sacerdote Sebastiano Valfrè sosteneva soldati e popolazione e celebrava anche all’aperto. Dopo l’arrivo dell’esercito guidato dal principe Eugenio di Savoia, le truppe assedianti furono sconfitte il 7 settembre.
La vittoria rafforzò il culto della Consolata. Vittorio Amedeo secondo fece collocare lungo il fronte dell’attacco piloni di pietra con l’immagine della Vergine e la data 1706; uno è ancora conservato presso il santuario. Negli anni successivi la città riconobbe ufficialmente Maria Consolatrice come patrona e fissò al 20 giugno la festa cittadina.
Soppressioni, colera e ampliamento ottocentesco
Nel 1802 le soppressioni napoleoniche costrinsero i religiosi a lasciare il complesso e il monastero fu temporaneamente trasformato in caserma. I cistercensi tornarono dopo la Restaurazione. Durante l’epidemia di colera del 1835 l’amministrazione cittadina formulò un voto alla Consolata; l’anno seguente fece innalzare davanti al santuario una colonna di granito con la statua della Madonna col Bambino.
Tra il 1899 e il 1904 il rettore Giuseppe Allamano promosse un nuovo ampliamento. Carlo Ceppi progettò quattro cappelle ellittiche attorno al nucleo guariniano; Antonio Vandone di Cortemiglia completò i lavori, curando altari e rivestimenti marmorei. Allamano, impegnato nella formazione dei sacerdoti e nell’attenzione alle esigenze sociali della città, fondò anche i Missionari e le Missionarie della Consolata.
Guerra, restauri e devozione contemporanea
Nella notte del 13 agosto 1943 le bombe britanniche colpirono il santuario e il vicino convitto ecclesiastico. Furono danneggiati volte e stucchi e venne distrutta una piccola cappella dedicata a Silvio Pellico. Le strutture furono riparate nel dopoguerra; altri restauri hanno interessato negli ultimi decenni coperture, apparati decorativi e accessibilità.
Se decidi di entrare, l’aula ellittica di Sant’Andrea conduce all’esagono di Guarini e al presbiterio di Juvarra. Nelle cappelle e nella galleria si trovano dipinti, cuori d’argento, fotografie, oggetti militari e altri ex voto lasciati in ringraziamento per pericoli superati. Il collegamento con il Duomo e la Cappella della Sindone, un’altra tappa di Torino, passa attraverso due protagonisti: Domenico della Rovere legò il proprio nome sia alla cattedrale sia all’icona; Guarini trasformò entrambi i luoghi con la sua architettura.
Curiosità
La palla di cannone con l’anno sbagliato
Sulla parete occidentale dell’Aula di Sant’Andrea, in alto, è murata una palla di cannone. Ricorda i colpi sparati contro Torino durante l’assedio franco-spagnolo del 1706. I proiettili che superavano le fortificazioni colpivano case e chiese e dovevano anche spezzare la resistenza morale della popolazione. Dopo la vittoria, diverse palle furono inserite deliberatamente nelle facciate cittadine come segni della prova superata.
Accanto al proiettile della Consolata compare però l’iscrizione Proiettile assedio 1704. L’anno è errato: l’assedio avvenne nel 1706. Non esiste una spiegazione certa dell’errore e la scritta non è stata corretta. Il dettaglio è rimasto al suo posto perché anche lo sbaglio appartiene ormai alla memoria del santuario.
La palla è legata a un secondo segno visibile presso la cancellata: un piloncino con l’immagine della Consolata e la data corretta, 1706. Faceva parte della serie di ex voto che Vittorio Amedeo secondo ordinò di collocare lungo il fronte dell’attacco dopo la liberazione della città.
Informazioni pratiche
- Ingresso: gratuito.
- Apertura: tutti i giorni dalle 7:45 fino al termine dell’ultima celebrazione serale.
- Visita: durante le Messe è necessario evitare il percorso turistico e rispettare il silenzio; per i gruppi è richiesta la prenotazione al santuario.
- Festa della Consolata: 20 giugno; in questa data sono previste numerose celebrazioni e la processione serale.
- Se sei in auto: parcheggio Emanuele Filiberto, in piazza Emanuele Filiberto 14, aperto 24 ore su 24. È nella ZTL Centrale: verifica al parcheggio la procedura prevista per l’autorizzazione della targa.
Dove si trova
Piazza della Consolata, 10122 Torino TO, Italia
Coordinate: 45.076342, 7.67929
