Quadrilatero Romano e Porta Palatina

Foto: [andre ] — CC BY-SA 2.5 — Wikimedia Commons

Quartiere

Quadrilatero Romano e Porta Palatina

Il Quadrilatero Romano occupa il nucleo più antico di Torino e conserva ancora l’ordine delle strade tracciate per Augusta Taurinorum. Sul margine settentrionale si alza la Porta Palatina, costruita tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C. Due torri poligonali alte più di trenta metri affiancano quattro passaggi: quelli centrali erano destinati ai carri, i laterali ai pedoni. La porta sopravvisse perché nei secoli fu trasformata, inglobata in altri edifici e perfino utilizzata come carcere. Oggi permette di riconoscere la città romana dentro quella medievale, sabauda e contemporanea.

Prima della porta: perché Roma fondò Torino qui

Quando Roma organizzò Augusta Taurinorum, verso la fine del I secolo a.C., il territorio dei Taurini era già un punto di passaggio fra la pianura padana e le strade dirette ai valichi alpini. La nuova colonia serviva a controllare questo nodo e a inserire stabilmente l’area nella rete politica, militare e commerciale romana. Non conosciamo con assoluta certezza l’anno della fondazione: le ricostruzioni oscillano all’interno dell’età augustea e gli scavi hanno fatto ipotizzare anche una fase precedente.

Torino nacque quindi con una funzione precisa. Non era un abitato cresciuto casualmente intorno a un santuario o a un porto, ma una città pianificata per amministrare un territorio e rendere più sicure le comunicazioni con la Gallia.

Una scacchiera rimasta nella città moderna

L’abitato romano aveva forma rettangolare e strade ortogonali. I due assi principali erano il cardo, orientato approssimativamente da nord a sud, e il decumano, disposto da est a ovest. Le attuali vie Porta Palatina e San Tommaso conservano in parte il percorso del cardo; via Garibaldi segue invece quello del decumano.

Il nome Quadrilatero Romano non significa che gli edifici del quartiere siano tutti antichi. Molti appartengono al Medioevo, all’età barocca o a trasformazioni più recenti. A essere sopravvissuto con particolare forza è il disegno urbano. Camminando lungo strade diritte e incroci regolari si continua a seguire una struttura stabilita circa duemila anni fa.

Come funzionava la Porta Palatina

La Porta Palatina segnava l’ingresso settentrionale della colonia. Due torri a sedici lati, alte ancora oggi più di trenta metri, affiancano un corpo centrale largo circa venti. I due archi maggiori permettevano il transito dei carri; quelli laterali, più stretti, separavano il passaggio dei pedoni.

Sulle pareti interne dei fornici sono ancora riconoscibili le guide nelle quali scorrevano le grate di chiusura, manovrate dal piano superiore. Dietro la facciata esisteva inoltre un cortile fortificato, il cavaedium. Chi entrava non si trovava immediatamente in città, ma in uno spazio controllato, utile per sorvegliare persone e merci, probabilmente riscuotere dazi e bloccare un assalitore che avesse superato la prima chiusura.

La porta aveva dunque una funzione militare e amministrativa, ma anche simbolica. Le dimensioni e la facciata ordinata annunciavano l’autorità di Roma prima ancora che il viaggiatore raggiungesse il centro urbano.

Da ingresso romano a edificio medievale e carcere

Dopo la fine dell’Impero la porta non rimase congelata come un reperto archeologico. Nell’undicesimo secolo era già stata adattata a struttura fortificata; nel Medioevo fu occupata da edifici e completata con merli. Per un lungo periodo continuò a funzionare come accesso, anche se attraverso un solo passaggio.

All’inizio del Settecento il monumento rischiò di essere demolito durante il riordino delle difese cittadine. L’ingegnere Antonio Bertola ne riconobbe il valore e intervenne perché fosse conservato. Nel 1724 Vittorio Amedeo II cedette la struttura al Comune, che la trasformò in carcere. È un passaggio importante: ciò che oggi appare come una porta romana isolata fu per secoli un edificio utilizzato, modificato e quasi nascosto dalle costruzioni addossate.

I restauri hanno creato l’aspetto che vediamo

Nel 1861, mentre Torino era diventata capitale del nuovo Regno d’Italia, il Comune decise di liberare la porta dagli edifici circostanti e di riaprire i passaggi centrali. Il restauro diretto da Carlo Promis proseguì fino al 1873. Altri scavi e interventi furono condotti da Alfredo d’Andrade all’inizio del Novecento e ripresi negli anni Trenta.

L’isolamento rese leggibile il monumento romano, ma cancellò una parte delle trasformazioni che ne avevano permesso la sopravvivenza. La Porta Palatina subì inoltre danni durante i bombardamenti del 1943 e fu nuovamente restaurata. Il suo aspetto attuale è quindi il risultato sia dell’età romana sia delle scelte compiute nei secoli successivi per adattarla, liberarla e conservarla.

Il collegamento con Palazzo Madama

La Porta Palatina aveva una struttura quasi gemella di un’altra porta romana collocata sul lato opposto dell’antico abitato. Le sue torri sono ancora presenti, ma si trovano inglobate in Palazzo Madama, in Piazza Castello. Le due tappe permettono di confrontare destini opposti: qui la porta è stata isolata per mostrarne l’origine romana; a Palazzo Madama la struttura antica è diventata la base di un castello medievale e poi di una residenza barocca.

Un quartiere antico, ma non una ricostruzione romana

Oggi il Quadrilatero cambia carattere nel corso della giornata. Di giorno prevalgono botteghe, cortili, chiese e tracce delle diverse epoche; dalla sera le strade intorno a largo IV Marzo e via Sant’Agostino diventano una delle zone più frequentate per ristoranti e locali. Il nome del quartiere indica quindi il perimetro e l’impianto lasciati dalla città romana, non un insieme omogeneo di edifici archeologici.

Curiosità

Le statue romane che romane non sono

Le due figure in bronzo davanti alla Porta Palatina sembrano appartenere allo stesso mondo antico del monumento. Raffigurano Giulio Cesare e Augusto, ma hanno quasi duemila anni in meno della porta: furono realizzate nel 1935 come riproduzioni di statue romane e il loro autore non è noto. Furono donate alla città da Benito Mussolini e collocate qui durante la riqualificazione dell’area archeologica. La scelta rispondeva alla propaganda del regime fascista, che utilizzava il richiamo alla Roma imperiale per costruire la propria immagine politica. Quello che appare come un unico scenario romano contiene quindi due epoche molto diverse: la porta appartiene davvero all’antica Augusta Taurinorum; le statue mostrano invece come il Novecento fascista volle rappresentare e utilizzare quel passato.

Informazioni pratiche

  • Ingresso: gratuito.
  • Orari: il parco archeologico è sempre aperto.
  • Visita: la Porta Palatina si visita dall’esterno; le torri non sono normalmente aperte al pubblico.
  • Se sei in auto: parcheggio Santo Stefano, in via Porta Palatina 15. Si trova nella ZTL: comunica la targa al personale subito dopo l’ingresso, entro le ore 11.

Dove si trova

Piazza Cesare Augusto, 10122 Torino TO, Italia

Coordinate: 45.074962, 7.684323

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