Duomo di San Giovanni Battista e Sacra Sindone

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Duomo

Duomo di San Giovanni Battista e Sacra Sindone

Il Duomo di San Giovanni Battista è la cattedrale di Torino e il principale edificio rinascimentale della città. Fu costruito tra il 1491 e il 1498 per volontà del cardinale Domenico della Rovere, su progetto del fiorentino Meo del Caprina, nell’area occupata in precedenza da tre chiese paleocristiane. La facciata in marmo bianco e le forme geometriche lo distinguono dall’architettura in mattoni del centro storico. Dietro il coro si innalza la Cappella della Sindone, capolavoro barocco progettato da Guarino Guarini e collegato anche a Palazzo Reale. Il Duomo custodisce oggi la Sindone, il lenzuolo che secondo la tradizione avvolse il corpo di Gesù. Il Telo non è normalmente visibile: si trova disteso in una teca protetta, nell’ultima cappella della navata sinistra, e viene mostrato soltanto durante le ostensioni decise dal Papa.

Prima del Duomo: le tre chiese della città cristiana

L’attuale cattedrale sorge nel settore più antico di Torino, a breve distanza dal teatro romano e dalla Porta Palatina. Prima della costruzione rinascimentale, quest’area ospitava tre chiese di origine paleocristiana dedicate a San Salvatore, a Santa Maria de Dompno e a San Giovanni Battista. Formavano il centro religioso della città medievale, ma alla fine del Quattrocento apparivano ormai insufficienti e frammentarie rispetto alle ambizioni della sede vescovile.

Il cardinale Domenico della Rovere, vescovo di Torino e uomo legato alla corte pontificia di Roma, promosse la creazione di una nuova cattedrale unitaria. Il progetto esprimeva la cultura del Rinascimento italiano in una città ancora segnata da edifici medievali e facciate in laterizio. Per dirigere il cantiere fu chiamato Meo del Caprina da Settignano, architetto e scalpellino fiorentino attivo anche a Roma.

Una cattedrale rinascimentale nel cuore di Torino

I lavori si svolsero tra il 1491 e il 1498. La facciata, rivestita in marmo bianco di Bussoleno, è organizzata da tre portali, un frontone triangolare e due volute laterali che nascondono le falde delle navate minori. La scelta del marmo chiaro rende il Duomo immediatamente riconoscibile nel tessuto urbano torinese, dove per secoli ha dominato il mattone.

L’interno ha pianta a croce latina, una navata centrale affiancata da due navate minori e tredici cappelle laterali. I pilastri in pietra di Susa sostengono archi regolari e conservano la chiarezza del progetto rinascimentale, nonostante i rifacimenti successivi. Il campanile in mattoni, dedicato a Sant’Andrea, è precedente alla cattedrale: risale circa al 1470 e fu sopraelevato da Filippo Juvarra nel 1720.

Il lungo cammino della Sindone fino a Torino

La storia documentata della Sindone in Europa comincia a metà del Trecento a Lirey, in Francia. Nel 1453 il Telo passò ai Savoia e fu custodito soprattutto a Chambéry. Qui, nel 1532, un incendio arroventò il reliquiario d’argento: alcune gocce di metallo fuso attraversarono il lino ripiegato, lasciando i segni scuri e simmetrici ancora riconoscibili.

Nel 1578 il duca Emanuele Filiberto trasferì la Sindone a Torino per abbreviare il pellegrinaggio dell’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo, che aveva fatto voto di venerarla. Il trasferimento divenne definitivo. Le ostensioni pubbliche legarono la reliquia alle celebrazioni religiose e dinastiche dei Savoia, rafforzando il ruolo di Torino come capitale del ducato.

La Sindone fu spostata anche nei momenti di pericolo. Durante l’assedio francese del 1706 seguì la famiglia ducale a Genova. Dal 1939 al 1946 fu nascosta nell’abbazia di Montevergine, in Campania, per proteggerla dalla guerra; nel 1943 i bombardamenti danneggiarono lievemente il tetto e gli infissi del Duomo. Nel 1983, per disposizione testamentaria di Umberto II di Savoia, la proprietà del Telo passò alla Santa Sede.

Guarino Guarini e la cappella tra chiesa e palazzo

La sistemazione provvisoria della Sindone non era adeguata al valore religioso e politico che i Savoia le attribuivano. Dopo diversi progetti, nel 1668 Guarino Guarini ricevette l’incarico di completare la cappella costruita fra il coro del Duomo e Palazzo Reale. Guarini era un sacerdote teatino, matematico e architetto: usò la geometria come struttura e come racconto simbolico.

La cappella è collocata più in alto rispetto al pavimento della cattedrale e poteva essere raggiunta sia dalla chiesa sia dagli appartamenti di corte. Nella parte inferiore domina il marmo nero di Frabosa; salendo, archi intrecciati ed esagoni ruotati moltiplicano le aperture e alleggeriscono la cupola. Il percorso dalla penombra verso la luce traduce in architettura il passaggio dalla morte alla resurrezione. La Sindone vi fu trasferita solennemente nel 1694 e rimase nella cappella fino al 1993.

Che cos’è il Telo e cosa sappiamo con certezza

La Sindone è un lenzuolo di lino tessuto a spina di pesce, lungo circa 4,41 metri e largo 1,13. Porta l’immagine frontale e dorsale di un uomo che mostra segni compatibili con torture e crocifissione. Secondo la tradizione cristiana è il telo funerario usato per avvolgere Gesù, ma questa identificazione non è stata dimostrata in modo definitivo.

Nel 1988 tre laboratori sottoposero un campione alla datazione al radiocarbonio e indicarono un intervallo compreso tra il 1260 e il 1390, coerente con la prima documentazione medievale. Nel dibattito sindonico sono state sollevate obiezioni sulla rappresentatività del campione, ma quel test resta il principale risultato scientifico disponibile sulla data del lino. Il valore religioso della Sindone, per la Chiesa, non dipende da una dichiarazione di autenticità archeologica.

L’incendio, il restauro e la nuova collocazione

Nella notte tra l’11 e il 12 aprile 1997 un incendio sviluppatosi sui ponteggi devastò la Cappella del Guarini e raggiunse una parte di Palazzo Reale. La Sindone era già stata trasferita dietro l’altare maggiore del Duomo per i lavori iniziati nel 1993 e non si trovava quindi nella cappella, dove il calore superò i mille gradi. Fu comunque portata all’esterno per proteggerla dal rischio di crolli e dall’acqua usata per spegnere il fuoco.

Il restauro architettonico e strutturale durò oltre vent’anni. Pietre e marmi danneggiati furono studiati, consolidati o sostituiti, mentre la complessa geometria della cupola venne ricomposta. La Cappella della Sindone riaprì al pubblico il 27 settembre 2018 ed entrò nel percorso dei Musei Reali.

Cosa si vede oggi e il collegamento con i Musei Reali

La Sindone è custodita nell’ultima cappella della navata sinistra, sotto la Tribuna Reale. È distesa in una teca a controllo climatico, chiusa dentro una grande cassa metallica, e non è visibile durante la visita ordinaria. Davanti alla cappella si può sostare e alcuni schermi illustrano il Telo e la sua storia.

La Cappella barocca progettata da Guarini non contiene più la Sindone. Si visita entrando dai Musei Reali, un’altra tappa di Torino, con un biglietto separato rispetto al Duomo. Questo doppio accesso conserva il significato originario dell’edificio: spazio sacro della cattedrale e, nello stesso tempo, cappella dinastica collegata alla residenza dei Savoia.

Curiosità

La notte in cui una mazza salvò la Sindone

Poco prima di mezzanotte dell’11 aprile 1997, al termine di una cena di gala offerta a Palazzo Reale per il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, gli allarmi segnalarono un incendio attorno alla Cappella della Sindone. Le fiamme si propagarono sui ponteggi e circa centottanta vigili del fuoco furono impegnati fino all’alba.

Il Telo era custodito dietro l’altare maggiore, dentro una cassa d’argento protetta da tre lastre di vetro antisfondamento spesse quattro centimetri. Per aprire la struttura occorreva azionare contemporaneamente quattro meccanismi, ma le chiavi si bloccarono. Il vigile del fuoco Mario Trematore decise allora di usare una mazza. Colpì ripetutamente il vetro, riuscì a frantumarlo e verso l’una e trenta portò fuori dal Duomo la pesante cassa sulle spalle. La Sindone fu trasferita nel Palazzo Arcivescovile e, due giorni dopo, una commissione verificò che non aveva subito danni.

La circostanza decisiva era avvenuta quattro anni prima: per consentire il restauro della Cappella del Guarini, il Telo era stato spostato nel Duomo. Se fosse rimasto nell’altare della cappella, dove durante l’incendio si superarono i mille gradi, sarebbe stato distrutto.

Informazioni pratiche

  • Ingresso al Duomo: gratuito e senza prenotazione.
  • Orari del Duomo: tutti i giorni 9:00–12:30 e 15:00–19:00.
  • Sindone: è custodita nel Duomo ma non è visibile; la cappella non si visita durante Messe e celebrazioni.
  • Cappella del Guarini: accesso dai Musei Reali, da giovedì a martedì 9:00–19:00, ultimo ingresso 18:00; chiusa il mercoledì. Biglietto intero €15, ridotto €2 dai 18 ai 25 anni, gratuito sotto i 18 anni e per le categorie previste.
  • Se sei in auto: parcheggio Santo Stefano, in via Porta Palatina 15. Si trova nella ZTL: comunica la targa al personale subito dopo l’ingresso, entro le ore 11.

Dove si trova

Piazza San Giovanni, 10122 Torino TO, Italia

Coordinate: 45.072881, 7.685539

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