
Foto: Federico Spadaro — CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
Palazzo
Palazzo Madama
Palazzo Madama riunisce quasi duemila anni di storia nel centro di Piazza Castello. Il nucleo ingloba la porta orientale della Torino romana, trasformata nel Medioevo in casaforte e poi nel castello dei principi d’Acaia. Nel Seicento divenne residenza di Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, le due Madame Reali dalle quali deriva il nome. Filippo Juvarra aggiunse tra il 1718 e il 1721 la facciata occidentale e il grande scalone, lasciando però intatto il corpo medievale sul retro. Dal 1848 al 1864 il palazzo ospitò il Senato; oggi è sede del Museo Civico d’Arte Antica, con collezioni che spaziano dal Medioevo alle arti decorative.
La porta romana nascosta nel palazzo
Nel primo secolo dopo Cristo, sul lato orientale di Augusta Taurinorum, sorgeva una porta monumentale collegata al decumano massimo. La strada attraversava la città fino alla porta occidentale lungo un tracciato che corrisponde in gran parte all’attuale via Garibaldi. Le strutture della porta orientale, generalmente chiamata Porta Decumana, furono inglobate negli edifici successivi e costituiscono ancora il nucleo più antico di Palazzo Madama.
La trasformazione fu graduale. Quando le mura persero la loro funzione originaria, torri, passaggi e ambienti vennero occupati e adattati. Fra Duecento e Trecento la porta divenne una casaforte; i principi del ramo Savoia-Acaia ne fecero la propria sede torinese. Nel Quattrocento il complesso assunse l’aspetto di un castello con cortile e quattro torri cilindriche, ancora riconoscibili sul lato orientale.
Le due Madame Reali
Nel Seicento il castello tornò a essere una residenza di primo piano. Cristina di Francia, vedova di Vittorio Amedeo I, governò come reggente durante la minorità del figlio e affrontò una guerra civile contro i cognati Tommaso e Maurizio di Savoia. Negli anni Quaranta scelse il castello come residenza ufficiale, fece coprire il cortile centrale e riorganizzò gli appartamenti.
Più tardi vi abitò Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, vedova di Carlo Emanuele II e a sua volta reggente per il figlio Vittorio Amedeo II. Le due sovrane erano chiamate Madame Reali; la loro presenza trasformò il nome d’uso del castello in Palazzo Madama. Entrambe esercitarono un potere effettivo in fasi delicate della dinastia, affrontando opposizioni di corte e il problema di governare in nome di un erede minorenne.
Il progetto incompiuto di Filippo Juvarra
All’inizio del Settecento Maria Giovanna Battista volle rinnovare l’edificio secondo il gusto di una capitale diventata sede regia. Affidò il progetto a Filippo Juvarra, architetto messinese giunto a Torino dopo il conferimento del titolo di re a Vittorio Amedeo II. Juvarra immaginò nuovi prospetti in pietra capaci di avvolgere l’intero castello.
Fra il 1718 e il 1721 fu costruito soltanto l’avancorpo occidentale. Le grandi finestre, le colonne e le lesene formano una facciata luminosa che contiene un atrio e uno scalone a doppia rampa. La luce entra dai serramenti e accompagna la salita al piano nobile. Il resto del progetto non fu realizzato: dietro il fronte barocco rimasero il cortile, le torri e le murature medievali.
Dalla monarchia costituzionale al primo Senato d’Italia
Nel 1848 Carlo Alberto concesse lo Statuto Albertino, trasformando il Regno di Sardegna in una monarchia costituzionale. Palazzo Madama fu scelto come sede del Senato Subalpino. I senatori, nominati a vita dal re, si riunivano in un’aula ricavata nel grande salone del palazzo, mentre la Camera dei deputati aveva sede a Palazzo Carignano.
Nel 1861 l’aula divenne la sede del primo Senato del Regno d’Italia. Qui si discutevano leggi destinate a territori che fino a poco prima appartenevano a Stati diversi. L’ultima seduta si tenne il 9 dicembre 1864 e approvò la legge per il trasferimento della capitale da Torino a Firenze. Il Senato lasciò quindi Palazzo Madama, chiudendo una fase breve ma decisiva della storia dell’edificio.
Restauri, guerra e museo
Dal 1883 Alfredo d’Andrade avviò restauri rivolti soprattutto al recupero delle parti medievali. Nel 1934 il palazzo divenne sede del Museo Civico d’Arte Antica. Il bombardamento del 13 agosto 1943 colpì l’edificio e danneggiò strutture e ambienti; nel dopoguerra seguirono riparazioni e nuovi interventi museali.
Il museo chiuse nel 1988 per un lungo programma di restauro, studio e riallestimento. Riaprì nel dicembre 2006. Le collezioni comprendono sculture medievali, dipinti, codici miniati, ceramiche, vetri, tessuti, mobili e oreficerie. Gli ambienti del palazzo fanno parte del percorso tanto quanto le opere: al piano interrato si leggono le strutture romane e medievali, mentre lo scalone di Juvarra introduce agli appartamenti barocchi.
Due facce da leggere dall’esterno
Il lato occidentale rivolto verso via Garibaldi presenta il volto barocco progettato da Juvarra. Spostandosi sul lato opposto compaiono le torri cilindriche, il laterizio e il profilo del castello. Questa differenza non deriva da una ricostruzione moderna: è la conseguenza visibile di un progetto rimasto incompiuto.
Il legame con la Porta Palatina, raccontata in un’altra tappa di Torino, è diretto. Entrambi gli edifici conservano porte della città romana, ma hanno avuto destini opposti: la Porta Palatina è rimasta riconoscibile come monumento autonomo, mentre la Porta Decumana è stata assorbita da una residenza, da un Senato e infine da un museo.
Curiosità
La facciata che non ha mai ricevuto il suo palazzo
La facciata di Juvarra sembra annunciare una residenza barocca completamente nuova. Il progetto del 1718 era davvero più vasto: prevedeva quinte in pietra capaci di rivestire gli altri lati e trasformare il vecchio castello in un palazzo unitario. Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours voleva aggiornare la propria dimora e affidò all’architetto una delle commissioni più ambiziose della capitale.
Il cantiere realizzò l’enorme atrio, il doppio scalone e il solo prospetto occidentale. Le finestre alte quasi quanto due piani non servono a illuminare grandi saloni affacciati sulla piazza: portano luce soprattutto alle scale e ai pianerottoli racchiusi nell’avancorpo. È una facciata monumentale costruita come involucro di un percorso.
Il progetto complessivo non arrivò oltre questa prima fase. Non esiste una causa unica che spieghi con certezza l’interruzione: cambiarono le esigenze della corte e Maria Giovanna Battista morì nel 1724. Il risultato, forse più interessante dell’edificio previsto, è rimasto visibile. Attraversando Piazza Castello si passa da un fronte di pietra del Settecento a un castello in mattoni cresciuto su una porta romana.
Informazioni pratiche
- Apertura: lunedì e da mercoledì a domenica 10:00–18:00; chiuso il martedì. La biglietteria chiude alle 17:00.
- Collezioni permanenti: intero €10; ridotto €8; gratuito fino a 18 anni e per le categorie previste.
- Solo giardino medievale: €5. Mostre temporanee e visite speciali possono avere tariffe diverse.
- Visita: prevedere circa 1 ora e 30 minuti per museo e ambienti storici.
- Accessibilità: ascensori collegano i piani principali; alcuni percorsi storici possono richiedere assistenza del personale.
- Se sei in auto: parcheggio sotterraneo Roma–San Carlo–Castello, aperto 24 ore su 24. Ha accessi esterni alla ZTL Centrale e non richiede la registrazione della targa.
Dove si trova
Piazza Castello, 10122 Torino TO, Italia
Coordinate: 45.071205, 7.685078
