Foto: ElisabettaCastellano — CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons
Museo
Museo Egizio
Fondato nel 1824, il Museo Egizio di Torino è il più antico museo del mondo dedicato interamente alla cultura egizia. La collezione nacque dall’interesse dei Savoia e dall’acquisto delle antichità riunite da Bernardino Drovetti, poi crebbe con le missioni archeologiche dirette da Ernesto Schiaparelli e Giulio Farina. Tra i nuclei più importanti si trovano il corredo intatto di Kha e Merit, le statue della Galleria dei Re, papiri, mummie e oggetti della vita quotidiana. Il museo occupa dal principio il Collegio dei Nobili, palazzo barocco condiviso con l’Accademia delle Scienze.
Un museo egizio in un palazzo barocco
Il Museo Egizio non occupa un edificio costruito per ricordare l’antico Egitto. La sede è il Collegio dei Nobili, iniziato nel 1679 su progetto di Michelangelo Garove per l’educazione dei giovani aristocratici. Dal 1824 il palazzo accoglie le collezioni egizie e continua a essere condiviso con l’Accademia delle Scienze.
Giuseppe Maria Talucchi e Alessandro Mazzucchetti ampliarono e adattarono l’edificio nella seconda metà dell’Ottocento. Dietro la facciata regolare si sviluppa oggi un percorso su più piani, trasformato più volte per conciliare un palazzo storico, la conservazione dei reperti e un numero crescente di visitatori.
La Mensa Isiaca e l’interesse dei Savoia
La storia cominciò molto prima della fondazione. Intorno al 1630 arrivò nelle raccolte sabaude la Mensa Isiaca, una tavola di bronzo decorata con figure e segni di gusto egittizzante. Per due secoli fu considerata un’autentica opera dell’antico Egitto e alcuni studiosi credettero che potesse aiutare a decifrare i geroglifici.
In realtà la Mensa fu prodotta a Roma nel primo secolo dopo Cristo, probabilmente in relazione al culto di Iside. L’errore alimentò però una curiosità reale. Nel 1759 Carlo Emanuele III inviò Vitaliano Donati in Egitto perché cercasse monumenti capaci di chiarire l’oggetto e la civiltà che si pensava rappresentasse. Donati riportò a Torino statue monumentali, fra i primi reperti egizi della futura collezione.
Drovetti, Carlo Felice e la fondazione del 1824
Dopo la spedizione napoleonica in Egitto, potenze europee, diplomatici e collezionisti entrarono in competizione per acquistare antichità. Bernardino Drovetti, piemontese e console generale di Francia in Egitto, riunì migliaia di oggetti attraverso acquisti e ricerche sul territorio. La provenienza di molti reperti non fu registrata con la precisione richiesta oggi.
Nel 1824 re Carlo Felice acquistò la collezione Drovetti e fondò il museo. Jean-François Champollion, che aveva decifrato il sistema geroglifico, arrivò nello stesso anno per studiare i materiali. A lui è attribuita la frase secondo cui la strada per Menfi e Tebe passava da Torino. Il museo aprì al pubblico nel 1832 e divenne presto un centro internazionale per l’egittologia.
Il collegamento con i Musei Reali, approfonditi in un’altra tappa di Torino, nasce da questa origine dinastica. Entrambe le istituzioni derivano dalle raccolte dei Savoia, ma l’Egizio si trasformò progressivamente in un museo di ricerca dedicato a una sola civiltà.
Le missioni archeologiche italiane
Ernesto Schiaparelli, direttore dal 1894 al 1928, volle superare il modello del museo formato soltanto da acquisti. Nel 1903 avviò la Missione Archeologica Italiana in Egitto, organizzando scavi, rilievi e fotografie. Dopo di lui Giulio Farina proseguì le ricerche. Fra il 1903 e il 1937 le missioni portarono a Torino circa 30.000 reperti secondo le norme di divisione dei ritrovamenti allora vigenti.
Il risultato più celebre arrivò nel 1906 a Deir el-Medina. La squadra di Schiaparelli individuò il pozzo funerario di Kha, responsabile di importanti cantieri reali, e di sua moglie Merit. Un corridoio bloccato e una porta ancora sigillata conducevano alla camera funeraria. Dentro si trovavano sarcofagi, letti, abiti, cibo, strumenti di lavoro, cosmetici e il lungo Libro dei Morti di Kha. La tomba era rimasta intatta dall’epoca del Nuovo Regno.
Guerra e riapertura
Nel 1943, con l’intensificarsi dei bombardamenti su Torino, le collezioni furono trasferite nei sotterranei del Castello di Agliè. Lo spostamento ridusse il rischio di perdere reperti insostituibili. Nel dopoguerra Ernesto Scamuzzi e il giovane Silvio Curto coordinarono il rientro e il riallestimento; il museo riaprì già nel 1946.
Curto sarebbe diventato direttore e avrebbe guidato una nuova fase di ricerca. Negli anni Sessanta il museo partecipò alla campagna internazionale per salvare i monumenti nubiani minacciati dalla diga di Assuan. Il governo egiziano donò all’Italia la cappella rupestre di Ellesiya come riconoscimento. Il monumento fu tagliato in 66 blocchi, trasferito a Torino e inaugurato nel 1970.
Dal riallestimento del 2015 al bicentenario
In occasione dei Giochi Olimpici Invernali del 2006, Dante Ferretti riallestì la Galleria dei Re con specchi e luci teatrali. Una trasformazione più ampia portò alla riapertura del 2015, con nuovi impianti, spazi sotterranei e un percorso cronologico esteso su più piani.
Per il bicentenario del 2024 il museo ha rinnovato numerose sale. La Galleria dei Re ha ricevuto un allestimento che riporta l’attenzione sulla monumentalità delle statue; la cappella di Ellesiya è stata restaurata e resa accessibile da un ingresso separato. La nuova sezione Materia. Forma del tempo espone migliaia di oggetti provenienti anche dai depositi per raccontare tecniche, materiali e lavoro nell’antico Egitto.
Come leggere la collezione
Se decidi di entrare, il percorso cronologico aiuta a distinguere oltre quattro millenni di storia. Statue e sarcofagi attirano subito l’attenzione, ma gli oggetti quotidiani spiegano come si viveva, lavorava e scriveva. Il corredo di Kha e Merit è particolarmente efficace perché riunisce strumenti, vestiti, cibo e oggetti funerari appartenuti a una coppia non reale.
La Galleria dei Re concentra sculture monumentali; la Galleria della Scrittura e la collezione dei papiri mostrano il funzionamento dell’amministrazione, della religione e della letteratura. La cappella di Ellesiya ha un ingresso distinto e gratuito: non è comunicante con il percorso principale e richiede una prenotazione separata.
Curiosità
Il reperto romano che contribuì a creare un museo egizio
La Mensa Isiaca sembrava offrire agli studiosi europei una pagina dell’antico Egitto. Le figure di divinità, gli animali sacri e i segni disposti sulla superficie furono esaminati come se contenessero un sapere perduto. Nel Seicento il gesuita Athanasius Kircher la mise al centro delle proprie interpretazioni dei geroglifici.
L’oggetto era però romano, realizzato nel primo secolo dopo Cristo in un ambiente affascinato dal culto di Iside. I segni imitavano la scrittura egizia senza formare un testo coerente. La tavola non poteva quindi fornire la chiave cercata dagli studiosi.
L’equivoco ebbe una conseguenza concreta. Proprio il desiderio di capire la Mensa contribuì a spingere i Savoia verso nuove ricerche e alla missione di Vitaliano Donati del 1759. Un oggetto non egizio divenne così uno dei punti di partenza del più antico museo interamente dedicato all’Egitto.
Informazioni pratiche
- Apertura: lunedì 9:00–14:00; da martedì a venerdì e domenica 9:00–18:30; sabato 9:00–20:00. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.
- Biglietti: intero €18; ridotto over 70 €15; studenti da 15 a 18 anni e universitari €3; ragazzi da 6 a 14 anni €1; gratuito fino a 5 anni, nel giorno del compleanno e per le altre categorie previste.
- Prenotazione: il biglietto va acquistato online. L’accesso in sede senza prenotazione è possibile solo in caso di disponibilità residua.
- Visita: prevedere circa 2 ore e 30 minuti. Il percorso può essere meno lineare durante i lavori di trasformazione; controllare gli avvisi prima dell’ingresso.
- Cappella rupestre di Ellesiya: ingresso gratuito da via Eleonora Duse con prenotazione separata; visita massima di 20 minuti. La cappella non comunica con il resto del museo.
- Accessibilità: l’edificio è accessibile alle persone con mobilità ridotta. Sono disponibili pannelli tattili, audiodescrizioni e strumenti dedicati a differenti esigenze sensoriali e comunicative.
- Se sei in auto: il parcheggio sotterraneo Roma–San Carlo–Castello è il più vicino. È aperto 24 ore su 24, ha accessi esterni alla ZTL Centrale e non richiede la registrazione della targa.
Dove si trova
Via Accademia delle Scienze 6, 10123 Torino TO, Italia
Coordinate: 45.068413, 7.684449
