Catania: cosa vedere

Catania è una città che sembra costruita contro ogni logica. Alle sue spalle c’è uno dei vulcani più attivi d’Europa. Sotto le strade si trovano antichi edifici romani, colate di lava e resti di città precedenti. E gran parte del centro che vedrai durante la visita nacque dopo uno dei terremoti più devastanti della storia siciliana. Eppure Catania è sempre rimasta qui. È stata distrutta, sepolta, ricostruita e trasformata così tante volte che, per capirla davvero, bisogna partire proprio da questo rapporto continuo tra la città e il territorio che la circonda. Guarda i palazzi del centro. Noterai subito due colori che tornano continuamente: il nero e il bianco. Il nero è quello della pietra lavica dell’Etna. Il bianco è quello della pietra calcarea utilizzata per cornici, balconi e decorazioni. Sono i colori di Catania. Ma la storia della città comincia molto prima dei palazzi barocchi che vediamo oggi. Nell’VIII secolo avanti Cristo, coloni greci provenienti dalla vicina Naxos fondarono qui Katane. La posizione era ideale: una pianura fertile, il mare davanti e l’Etna alle spalle. Ma proprio il vulcano che rendeva queste terre così ricche rappresentava anche una minaccia costante. Con l’arrivo dei Romani, Catania divenne una città importante della Sicilia. Vennero costruiti terme, acquedotti, un teatro e un grande anfiteatro. Una parte di quella città romana esiste ancora oggi, spesso nascosta diversi metri sotto il livello delle strade moderne. È uno degli aspetti più affascinanti di Catania: camminando nel centro non percorri semplicemente una città. Ne percorri diverse, costruite una sopra l’altra. Dopo la fine dell’Impero romano arrivarono Bizantini, Arabi e Normanni. Ogni dominazione lasciò qualcosa, ma il volto della Catania che vediamo oggi nacque soprattutto da due catastrofi avvenute a pochi anni di distanza. La prima arrivò nel 1669. Una gigantesca eruzione dell’Etna produsse una colata di lava che raggiunse Catania. La lava circondò e superò parte delle fortificazioni, distrusse quartieri e modificò perfino la linea della costa. Il Castello Ursino, che Federico II aveva fatto costruire nel Duecento vicino al mare, si ritrovò circondato dalla lava. Oggi il castello è molto più lontano dalla costa. Non è stato spostato. È stata la terra intorno a lui a cambiare. Ma appena ventiquattro anni dopo arrivò una tragedia ancora più grave. Nel 1693, un violentissimo terremoto colpì la Sicilia orientale. Catania fu quasi completamente distrutta. Morirono migliaia di persone e gran parte degli edifici crollò. A quel punto la città avrebbe potuto essere ricostruita semplicemente seguendo le vecchie strade. Si decise invece di ripensarla. Nacque così la Catania barocca. Le nuove vie furono progettate più larghe e regolari. Le piazze diventarono grandi spazi scenografici. Chiese e palazzi vennero ricostruiti utilizzando continuamente quella combinazione di pietra lavica scura e pietra chiara che ancora oggi caratterizza il centro. Uno dei protagonisti di questa ricostruzione fu l’architetto Giovanni Battista Vaccarini. Il suo nome torna più volte nei monumenti e nei racconti della città. A lui è legata anche una delle immagini più famose della città: l’elefante di pietra lavica che domina Piazza del Duomo. I catanesi lo chiamano Liotru. Sulla sua schiena porta un antico obelisco e oggi è il simbolo ufficiale della città. Ma Catania possiede anche un’altra figura che ritorna continuamente nella sua storia: Sant’Agata. Secondo la tradizione cristiana, Agata era una giovane catanese martirizzata nel III secolo. La devozione nei suoi confronti è diventata così profonda che ogni febbraio la città le dedica una delle celebrazioni religiose più partecipate d’Italia. Durante la visita troverai il suo nome sulle chiese, nelle piazze e nei racconti della città. Etna, elefante e Sant’Agata. Sono tre simboli molto diversi, ma raccontano bene il modo in cui Catania ha costruito la propria identità. Poi c’è la vita quotidiana. Perché Catania non è soltanto monumenti. Basta avvicinarsi alla Pescheria, dietro Piazza del Duomo, per trovarsi dentro una città rumorosa, teatrale e profondamente mediterranea. Voci dei venditori, banchi di pesce, frutta, carne, vicoli e odori convivono a pochi metri dalla grande architettura barocca. Nel centro, Via Etnea attraversa la città quasi come una grande linea prospettica. E quando il cielo è limpido, basta guardare verso nord. Alla fine della strada compare l’Etna. È allora che si capisce una cosa importante. A Catania il vulcano non è semplicemente un panorama. Ha fornito la pietra con cui è stata costruita la città, ha fertilizzato la terra, ha distrutto quartieri, modificato la costa e condizionato per secoli la vita di chi abitava qui. Catania e l’Etna hanno passato quasi tremila anni a costruirsi e distruggersi a vicenda. Ed è questa la chiave con cui vale la pena visitare la città. Quando vedrai una chiesa barocca, ricordati che spesso esiste perché quella precedente è crollata. Quando toccherai una facciata nera, ricordati che quella pietra arriva dal vulcano. Quando entrerai in un edificio romano sotto il livello della strada, ricordati che stai scendendo dentro una Catania precedente. Davanti all’elefante nero di Piazza del Duomo, vale la pena guardare anche oltre i palazzi. Perché, visibile oppure nascosto dalle nuvole, l’Etna è sempre lì. E in fondo è lui il personaggio che accompagnerà tutta la nostra visita.

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