Basilica della Collegiata

Foto: Effems — CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons

Basilica

Basilica della Collegiata

Una delle facciate più eleganti del barocco catanese. Dopo il terremoto del 1693 la chiesa venne ricostruita nello stesso luogo, ma con un cambiamento radicale: l’edificio fu orientato diversamente per rivolgere il nuovo prospetto verso Via Etnea, diventata il grande asse della Catania settecentesca.

Una storia molto più antica del barocco

Il nome completo della chiesa è Basilica di Santa Maria dell’Elemosina.

La tradizione del luogo risale ai primi secoli del cristianesimo, quando qui sarebbe esistita una piccola edicola dedicata alla Madonna dell’Elemosina.

Con il passare dei secoli la chiesa acquistò sempre maggiore importanza.

Nel 1396, sotto Martino d’Aragona, ottenne il titolo di Regia Cappella e fu frequentata dai sovrani aragonesi e dalla loro corte.

Perché si chiama “Collegiata”

Il nome con cui tutti la conoscono deriva da un avvenimento del 1446.

Papa Eugenio IV istituì qui un collegio di canonici, sacerdoti incaricati delle celebrazioni più solenni della chiesa.

Da quel momento Santa Maria dell’Elemosina divenne la Collegiata.

Il Capitolo esiste ancora oggi ed è il più antico capitolo secolare della diocesi catanese.

Il terremoto cambia perfino la direzione della chiesa

Il terremoto del 1693 distrusse la precedente Collegiata.

Durante la ricostruzione si decise di mantenerla nello stesso luogo, ma non semplicemente di rifarla com’era.

La nuova Catania stava nascendo con strade più larghe e regolari e l’attuale Via Etnea era destinata a diventare il principale asse monumentale della città.

Per questo la chiesa venne rovesciata rispetto all’edificio precedente, in modo che la nuova facciata si affacciasse direttamente sulla strada.

È un esempio particolarmente chiaro di quanto la ricostruzione successiva al terremoto abbia cambiato non soltanto gli edifici, ma il modo stesso in cui essi si relazionavano con la città.

La facciata di Stefano Ittar

Il progetto della nuova chiesa è legato al gesuita Angelo Italia, mentre alla costruzione lavorò Antonio Amato.

La facciata che vediamo oggi venne realizzata nel 1758 da Stefano Ittar.

È costruita con un andamento continuamente mosso da superfici concave e convesse.

Invece di presentarsi come un semplice muro rettilineo su Via Etnea, la facciata sembra quasi avanzare e arretrare, creando ombre e profondità diverse durante la giornata.

Questa capacità di trasformare un prospetto religioso in una vera scena urbana è uno degli elementi più caratteristici del barocco catanese.

Un’immagine sopravvissuta al 1693

All’interno è venerata la Madonna dell’Elemosina.

La sua immagine risale al 1658 e appartiene quindi alla chiesa precedente al terremoto.

È una delle opere che riuscirono a sopravvivere alla distruzione del 1693 e vennero trasferite nella nuova Basilica.

Tra gli elementi legati alla devozione cittadina si conserva anche una delle candelore di Sant’Agata, i grandi cerei processionali associati storicamente alle corporazioni e ai mestieri della città.

Curiosità

Una chiesa che venne girata per guardare Via Etnea

Dopo il terremoto del 1693 la Collegiata non cambiò indirizzo.

Cambiò orientamento.

La chiesa precedente non presentava la facciata principale verso l’attuale Via Etnea. Durante la ricostruzione si decise invece di rivolgere il nuovo prospetto proprio verso la strada destinata a diventare il grande asse monumentale della città.

Il risultato che vediamo oggi nasce quindi da una scelta urbanistica precisa: adattare anche un edificio religioso antico alla nuova Catania progettata dopo il terremoto.

Informazioni pratiche

  • Accesso turistico: a pagamento.
  • Orari: tutti i giorni 9:00–21:00 da aprile a ottobre; fino alle 18:00 da novembre a marzo.
  • Costo: €5 intero / €3 ridotto.
  • L’accesso può subire variazioni durante le celebrazioni religiose.

Dove si trova

Via Etnea 23, Catania

Coordinate: 37.504085, 15.08696

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