Cattedrale di Sant’Agata

Foto: Berthold Werner — CC BY-SA 3.0 — Wikimedia Commons

Chiesa

Cattedrale di Sant’Agata

La chiesa principale di Catania e il centro della devozione per Sant’Agata. Dietro la facciata barocca settecentesca sopravvivono parti della cattedrale-fortezza costruita dai Normanni nell’XI secolo, mentre nel sottosuolo restano strutture romane. All’interno sono custodite le reliquie della patrona e la tomba di Vincenzo Bellini.

Prima del barocco: una chiesa-fortezza sul mare

La Cattedrale che oggi domina Piazza del Duomo nasce alla fine dell’XI secolo, quando i Normanni avevano da poco conquistato la Sicilia.

Nel 1092 papa Urbano II ristabilì la diocesi di Catania e pochi anni dopo, sotto Ruggero I d’Altavilla, venne costruita la nuova cattedrale.

Non aveva però l’aspetto elegante che vediamo oggi. La chiesa medievale sorgeva molto più vicina al mare ed era progettata come una vera ecclesia munita, una chiesa fortificata: muri massicci e strutture difensive dovevano proteggere sia l’edificio sia questo settore della città dagli attacchi provenienti dalla costa.

La scelta del luogo aveva anche un significato politico. Il vescovo normanno non esercitava soltanto un’autorità religiosa: possedeva anche importanti poteri civili. La grande cattedrale rendeva quindi visibile l’unione tra potere ecclesiastico e governo del territorio.

Una chiesa costruita sopra Roma

La Cattedrale normanna non sorse su un terreno vuoto.

Sotto l’edificio si trovavano strutture appartenenti a un grande complesso termale romano del II secolo dopo Cristo. Una parte di questi ambienti è ancora conservata sotto l’area della Cattedrale e del sagrato.

È un altro esempio della particolare stratificazione di Catania: edifici romani, strutture medievali e architettura barocca occupano praticamente lo stesso luogo, ma a livelli differenti.

I terremoti e ciò che rimase della cattedrale normanna

La storia dell’edificio è segnata dalle stesse catastrofi che hanno trasformato più volte Catania.

Un grave terremoto nel 1169 provocò il crollo di parti importanti della chiesa. Nei secoli successivi seguirono ricostruzioni e modifiche, fino alla catastrofe del 1693.

Il terremoto che devastò la Sicilia orientale distrusse gran parte della Cattedrale. Non tutto, però, andò perduto.

Le tre absidi e parti del transetto normanno sopravvissero e furono incorporate nella nuova costruzione. Ancora oggi, soprattutto osservando la parte posteriore dell’edificio dal cortile del Palazzo Arcivescovile, è possibile riconoscere chiaramente le massicce murature medievali.

La Cattedrale non è quindi un edificio barocco costruito completamente da zero. È una ricostruzione settecentesca che contiene ancora il proprio passato medievale.

La nuova facciata di Vaccarini

Dopo il terremoto iniziò la grande ricostruzione che avrebbe dato a Catania il suo volto attuale.

Girolamo Palazzotto lavorò alla ricostruzione della chiesa, mentre Giovanni Battista Vaccarini progettò la monumentale facciata rivolta verso Piazza del Duomo.

Ancora una volta compaiono i colori caratteristici della città: pietra chiara e elementi più scuri creano il contrasto che ritroviamo in molti edifici della Catania barocca.

Dietro questa facciata settecentesca, però, continuano a convivere strutture appartenenti a epoche molto diverse.

Il cuore della Cattedrale: Sant’Agata

La parte più importante dell’edificio per i catanesi è la cappella dedicata a Sant’Agata.

La giovane martire vissuta nel III secolo è diventata nei secoli molto più della patrona religiosa della città. Eruzioni, terremoti, epidemie e altri momenti drammatici sono stati continuamente riletti dalla tradizione cittadina attraverso il rapporto con la santa.

Nel sacello della cappella sono conservate le sue reliquie.

Il busto reliquiario in argento risale al 1373 ed è opera di Giovanni di Bartolo. Intorno ad esso, nel corso dei secoli, sono stati accumulati gioielli, collane, medaglioni e offerte donate dai fedeli. Lo scrigno che conserva altre reliquie appartiene invece principalmente tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, con modifiche successive.

Normalmente questi oggetti non funzionano come opere esposte in un museo. Il momento in cui il sacello viene aperto e il busto di Sant’Agata esce dalla cappella è uno degli atti centrali delle celebrazioni di febbraio.

Le reliquie che lasciarono Catania per 86 anni

Le reliquie della santa non sono però rimaste sempre qui.

Nel 1040 il generale bizantino Giorgio Maniace le portò a Costantinopoli insieme a quelle di Santa Lucia di Siracusa. Rimasero lontane da Catania per 86 anni.

Secondo la tradizione, nel 1126 due militari, Gisliberto e Goselmo, riuscirono a sottrarle a Costantinopoli e a riportarle in Sicilia. Per superare i controlli avrebbero nascosto le reliquie all’interno delle faretre utilizzate normalmente per trasportare le frecce.

Il loro ritorno è ancora oggi ricordato il 17 agosto.

La tradizione racconta che la notizia arrivò durante la notte e che i catanesi uscirono dalle case per andare incontro alla loro patrona. Una delle interpretazioni dell’abito bianco indossato ancora oggi dai devoti durante la festa lo collega proprio agli abiti notturni con cui la popolazione sarebbe corsa ad accogliere le reliquie.

Sant’Agata e la città

La festa principale si svolge nei primi giorni di febbraio.

Il busto e lo scrigno vengono collocati sul fercolo e portati attraverso le strade della città accompagnati da una partecipazione enorme.

Anche la forma della festa è stata influenzata dalla storia urbana di Catania. Prima del terremoto del 1693 la processione seguiva percorsi adattati alle strette strade medievali. Dopo la ricostruzione, le nuove vie ampie e le nuove piazze permisero di ridisegnare anche il percorso seguito dalle reliquie.

La festa non è quindi qualcosa aggiunto alla città: nel tempo è cambiata insieme alla città stessa.

Vincenzo Bellini

Nella navata destra si trova anche la tomba di Vincenzo Bellini, nato a Catania nel 1801 e diventato uno dei più importanti compositori d’opera dell’Ottocento.

Bellini morì vicino a Parigi nel 1835 e inizialmente fu sepolto in Francia.

Le sue spoglie tornarono a Catania nel 1876 e vennero collocate nella Cattedrale, dove Giambattista Tassara realizzò il monumento funebre che vediamo oggi.

Nello stesso edificio sono quindi custodite due figure completamente diverse ma centrali nell’identità cittadina: la patrona venerata da secoli e il compositore che portò il nome di Catania nei grandi teatri europei.

Curiosità

Per aprire il sacello di Sant’Agata servono tre chiavi

Le reliquie della patrona non possono essere raggiunte da una sola persona.

Il cancello che protegge il sacello viene aperto utilizzando tre chiavi differenti, custodite separatamente dal tesoriere, dal cerimoniere e dal priore del Capitolo della Cattedrale.

Soltanto quando vengono utilizzate tutte e tre è possibile aprire completamente il luogo nel quale è custodito il busto reliquiario.

Durante la festa di febbraio, l’apertura del sacello precede uno dei momenti più attesi: l’apparizione del busto di Sant’Agata davanti ai fedeli riuniti nella Cattedrale.

Informazioni pratiche

  • Accesso: ingresso ordinario libero.
  • Orari ordinari: feriali 7:15–12:30 e 16:00–19:00; festivi 7:45–12:30 e 16:00–19:00.
  • Costo: gratuito per l’ingresso ordinario.

Dove si trova

Piazza del Duomo, Catania

Coordinate: 37.502268, 15.087475

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